email print share on facebook share on twitter share on google+

VENEZIA 2018 Sconfini

Recensione: L'Heure de la sortie

di 

- VENEZIA 2018: Il regista francese Sébastien Marnier attribuisce un tono apocalittico ad un inquietante enigma scolastico

Recensione: L'Heure de la sortie
Laurent Lafitte e gli attori giovani in L'Heure de la sortie

Dall’incipit capiamo tutto – un’insolita combinazione tra l’ordinario e la potente tragicità, tra continuità e interruzione. La prima scena ci mostra un’aula silenziosa, dove gli alunni stanno affrontando un test. Si sente il rumore dei fogli. L’insegnante è seduto in fondo all’aula e guarda le teste piegate degli studenti che si stanno concentrando quando, all’improvviso, si getta dalla finestra. Non conosceremo mai il vero motivo di questo gesto estremo posto proprio all’inizio del film, ma l’aura di mistero si perpetuerà per l’intera durata della pellicola facendo susseguire una stranezza dopo l’altra e mantenendo alta la suspence. Nel suo secondo film, L'Heure de la sortie [+leggi anche:
trailer
intervista: Sébastien Marnier
scheda film
]
– inserito nell’eclettica sezione Sconfini a Venezia – Sébastien Marnier, in origine scrittore, crea un clima particolare che fa sì che lo spettatore si immedesimi in una situazione di angosciante ricerca poiché, esclusi alcuni punti salienti, la storia non offre alcun riferimento concreto: non appena viene presentato un nuovo elemento se ne sovrappone un altro. 

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Il film tratta anche dell’inchiesta del supplente Pierre (Laurent Lafitte) riguardo alla defenestrazione del collega, nonostante non sappia nemmeno lui che cosa stia cercando. Nota un comportamento bizzarro e violento nella classe degli studenti più meritevoli e quindi inizia a spiarli permettendo allo spettatore di scoprire, in contemporanea con lui, i loro inspiegabili rituali (filmati dai loro pc). Nonostante domini il silenzio, c’è una scioccante consapevolezza dell’impermeabilità dell’universo in cui vivono questi studenti perché ci viene fornito unicamente il punto di vista soggettivo di Pierre, da considerarsi in qualche modo ancora un giovane uomo (ha solo quarant’anni, ma si sta ancora occupando della tesi e i suoi tatuaggi lo fanno apparire abbastanza “cool”...); è come se queste scene segnassero il momento esatto in cui egli prende atto della distanza che lo separa dai piccoli allievi, che sono la nuova generazione (la quale ritiene che i DVD siano "vintage"). 

Marnier, però, non si ferma qui. Attraverso gli occhi di Pierre, fa percepire al suo pubblico l’enorme distacco e la conseguente incompatibilità fra le due generazioni al fine di porre al centro dell’attenzione questi ragazzi prodigio, gli adolescenti di oggi, che sono senza dubbio “diversi”. Sembra sappiano tutto e non si aspettano nulla. Ma come potrebbero, d’altronde, di fronte a tutti i video di disastri ecologici che si trovano davanti, che, tutto sommato, non lasciano dubbi su ciò che ha in serbo la loro terrificante "era" (per usare le parole di uno studente), mentre gli adulti – quelli che hanno tramandato loro questo mondo – tendono a banalizzare tutto per meglio ignorarlo (la negazione degli insegnanti e dell'amico di Pierre in relazione all'anormalità degli eventi è emblematica).

"E’ troppo tardi, non c’è alcuna prospettiva futura. Non vuoi affrontare la verità”, dice uno degli studenti a metà film e da qui capiamo qual è il disegno finale dell’opera: trasformare l'inquietudine dai contorni sfocati che veicola sin dall'inizio in un elettroshock di un livello di urgenza e attualità impressionante. Allo stesso modo, il regista inganna lo spettatore al fine di fargli aprire gli occhi e affrontare la realtà, una volta per tutte, perché è ora di farlo! 

L’Heure de la sortie è prodotto da Avenue B Productions. Celluloid Dreams si occupa delle vendite internazionali.

(Tradotto da Laura Comand)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.