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VENEZIA 2018 Concorso

Recensione: Capri-Revolution

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- VENEZIA 2018: Il valore rivoluzionario dell'arte e della creatività nel nuovo film di Mario Martone ambientato nell'isola campana agli inizi del secolo

Recensione: Capri-Revolution
Marianna Fontana e Reinout Scholten van Aschat in Capri-Revolution

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di Mario Martone, entrambi in corsa per il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia, il valore rivoluzionario dell'arte e della creatività. Nel film tedesco in contrapposizione a qualsiasi forma di totalitarismo, in quello italiano contro le convenzioni sociali e i dogmi scientifici. Arte come libertà assoluta e ricerca dell'essenza della natura, quella che cerca il pittore chiamato Seybu (interpretato da Reinout Scholten van Aschat), insediatosi in una piccola valle dell'isola di Capri nel Golfo di Napoli e attorniato da un gruppetti di fedeli seguaci. A Capri convergono nello stesso periodo anche un gruppo di esuli russi impegnati a preparare la rivoluzione d'Ottobre. Siamo nel 1914, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, da lì a poco l'Inghilterra dichiarerà guerra alla Germania, l'Italia sarà presto coinvolta, e quella raccontata da Martone è una storia vera. Quella dell'anziano pittore e utopista tedesco Karl Diefenbach che creò a inizio secolo una comunità di "figli dei fiori" nell'isola. L'azione è però spostata in avanti nel tempo e le teorie espresse dal giovane Seybu e le performance nel suo gruppo sono ispirate al percorso artistico iniziato negli anni Cinquanta da Joseph Beuys. La musica e le danze (coreografate da Raffaella Giordano) che vediamo richiamano uno sperimentalismo che in quegli anni stava gettando i semi che si svilupperanno più tardi.  La musica è molto presente e importante in Capri-Revolution. Martone ha richiamato il musicista berlinese Sascha Ring, in arte Apparat, una vera star dell'elettronica, che aveva già composto per il regista lo score de Il giovane favoloso [+leggi anche:
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. Apparat contamina classica, techno, musica orientale e l'elettronica anni Sessanta.

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Ma la vera protagonista del film è Lucia (Marianna Fontana), una guardiana di capre ventenne che vive nei paraggi con la famiglia composta da madre, padre in fin di vita per la fosfatasi contratta lavorando agli altiforni di Bagnoli, e due rozzi fratelli maggiori. La giovane pastora - nella cui figura si individuano echi evidenti del cinema degli amati (da Martone) Fratelli Taviani -  si avvicina sempre di più a questi giovani proto-hippie che praticano il nudismo, l'amore libero e adorano il sole. In Lucia c'è un enorme desiderio di liberarsi dalle catene delle tradizioni del Sud che vogliono la donna costantemente sottomessa. Frequentando la comunità di Seybu, Lucia imparerà a leggere e scrivere, ad apprezzare l'arte e iniziare un processo di emancipazione anticipando il femminismo che verrà. E' attratta da un giovane medico del paese, un socialista con idee interventiste sulla guerra che da uomo di scienza discute e si confronta a lungo con lo spiritualista Seybu. Tanti elementi  in ballo, non sempre messi ben a fuoco dalla sin troppo ricca sceneggiatura (scritta dal regista con la moglie Ippolita Di Majo), per raccontarci temi universali che ci fanno discutere ancora oggi e che ancora ci sfuggono. 

Sullo sfondo Capri, con la sua bellezza abbagliante e la sua simbologia che  la identifica con l’elemento fisico primigenio in cui tutto ricomincia indefinitivamente, come in una seconda rinascita.  Martone mette a esergo del suo film una frase della scrittrice napoletana Fabrizia Ramondino su Capri, che ne parla come di un'isola che "compare e scompare continuamente alla vista e sempre diverso è il profilo che ciascuno ne coglie. In questo mondo troppo conosciuto è l’unico luogo ancora vergine e che ci attende sempre, ma solo per sfuggirci di nuovo”.

Prodotto da Indigo Film con Rai Cinema in coproduzione con la francese Pathé Films, che ne cura anche le vendite internazionali, il film sarà distribuito in Italia da 01 a dicembre.

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