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VENEZIA 2018 Fuori concorso

Recensione: Driven

di 

- VENEZIA 2018: Nel film di chiusura della Mostra del Cinema di Venezia, Nick Hamm mantiene un tono leggero, lasciandoti alla fine con il desiderio di qualcosa di più sostanziale

Recensione: Driven
Jason Sudeikis e Corey Stoll in Driven

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, il suo scintillante biopic su John DeLorean, il famigerato magnate dell’automobile reso immortale dalla macchina del tempo di Ritorno al futuro, basata su una sua vettura, ma anche accusato di aver contrabbandato cocaina per salvare la sua attività, Nick Hamm fa quello che tutti avrebbero probabilmente fatto al suo posto: attingere da Scorsese. Al film è stata affidata la chiusura della Mostra di Venezia, fuori concorso.

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La storia, scritta da Colin Bateman, potrebbe sembrare un'ennesima ambiziosa interpretazione del "grande dramma americano", ma grazie all'inesplicabile passione di Hamm per le scene al rallentatore e i baffi, per non parlare di una struttura fin troppo familiare, finisce per risultare un film risibile, anche se relativamente facile da guardare.

Non estraneo alle improbabili amicizie maschili, grazie al suo dramma del 2016 The Journey [+leggi anche:
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, che vedeva i politici arcinemici Ian Paisley e Martin McGuinness mettere da parte le loro divergenze dopo aver condiviso un tragitto in aeroporto, questa volta Hamm mostra DeLorean (Lee Pace, che sfoggia la parrucca più ridicola della West Coast) fare amicizia con un ex truffatore diventato informatore dell'FBI, Jim Hoffman (Jason Sudeikis). Ma l’alchimia tra i due uomini è quasi nulla, forse proprio a causa di quella parrucca, e la posta in gioco non sembra davvero così alta, né il tradimento così doloroso. In fin dei conti, sono solo due imbroglioni vestiti in poliestere che cercano di superarsi in astuzia l'un l'altro, e nessun grido disperato ("ma è tuo amico!") da parte di Judy Greer, ancora una volta nei panni della moglie martire, riesce a farci preoccupare per loro. Detto questo, il film rientrerebbe perfettamente nella "trilogia idiota" dei fratelli Coen.

La storia è ambientata nella California degli anni '80, delle feste opulente e delle mode audaci, e Hamm chiaramente si diverte con i dettagli del periodo, immortalando il cast in abbronzature finte come se non ci fosse un domani. Purtroppo, l'insieme viene presto affossato dalle battute presumibilmente buffe pronunciate dai bambini (non è mai una buona idea) e da un eccessivo, come dire, sfioramento di macchine. Alla fine, Driven potrebbe essere visto come un equivalente cinematografico di quella famosa camminata fanfarona di John Travolta all'inizio di La febbre del sabato sera: è un film dinamico, talvolta divertente e un po' autocompiacente, ma francamente del tutto dispersivo.

Driven è una coproduzione britannico-americano-portoricana guidata da Piers Tempest di Tempo ProductionsLuillo Ruiz di The Pimienta Film Company, Brad Feinstein e René Besson. La compagnia londinese Embankment Films cura le vendite internazionali.

(Tradotto dall'inglese)

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