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TORONTO 2018 Platform

Recensione: Jessica Forever

di 

- TORONTO 2018: Con un primo lungometraggio al confine tra fantascienza e realismo, Caroline Poggi e Jonathan Vinel tentano di sovvertire le convenzioni

Recensione: Jessica Forever
Aomi Muyock in Jessica Forever

Un giovane irrompe dentro una casa in un quartiere deserto sfondando una vetrata, un gruppo di intervento stile GIGN armato fino ai denti attraversa la campagna a tutta velocità in una colonna di 4x4 per recuperare l'individuo in questione e lasciare rapidamente la scena, prima che faccia il suo ingresso uno sciame di droni. Con un’introduzione simile, Jessica Forever [+leggi anche:
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, il primo lungometraggio di Caroline Poggi e Jonathan Vinel (vincitori dell’Orso d’oro del cortometraggio alla Berlinale 2014 con Tant qu’il nous reste des fusils à pompe), che ha chiuso il concorso Platform del 43° Festival di Toronto, pone piuttosto in alto la barra delle aspettative e mostra chiaramente il suo intento di sovvertire le convenzioni del cinema d'autore francese. Una direzione che si inserisce in una chiara tendenza della nuova generazione di cineasti francesi (Revenge [+leggi anche:
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in qualche modo) a rischiare e a impastare i codici del film di genere, andando oltre le regole per cercare di estrarre nuovi profumi, forse più moderni e suscettibili di attrarre un pubblico giovane e internazionale. Ma ovviamente anche la trasgressione ha la sua quota di incertezza e deve essere controllata con grande rigore, il che non è sempre facile.

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"Siamo in un momento in cui molti orfani popolano la Terra". Perduti e di una violenza estrema e incontrollabile, questi vengono cacciati e uccisi dalle forze speciali. Ma "una giovane donna li raccoglie e li protegge: Jessica". Con una voce fuori campo, il film ci spinge fin dall'inizio in un universo di fantascienza (ma dall’aspetto contemporaneo) e nel cuore di una curiosa famiglia di una decina di ragazzi (incarnati in particolare da Sebastian Urzendowsky, Lukas Ionesco, Paul Hamy, Eddy Suiveng e Franck Falise) uniti da una misteriosa figura femminile quasi cristica (Aomi Muyock) per la quale hanno un'adulazione sconfinata, obbedendo a tutte le sue regole. Il menu include: un addestramento militare molto avanzato (con un consistente arsenale di armi), un amore fraterno e simbiotico e quella che sembra una colonia di vacanze ben nascosta nella natura. L'ideologia del gruppo: assumere e incanalare la parte di mostruosità e di ferocia di ciascuno, e prendere tutto ciò che c'è da prendere senza paura dell'inevitabile morte. Ma non mancano le minacce esterne e interne...

Risolutamente delirante, Jessica Forever è un’opera davvero insolita e curiosa che unisce il fantastico (fantasma di una morta, inseguitori robotizzati), azioni folgoranti (spari, lanci col paracadute, installazione clandestina in una lussuosa villa nel cuore di un'isola) e tempi languidi (discussioni tra i membri del gruppo, contatto con altri giovani, amori segreti, ecc.). Giocando sulla texture dell'immagine fino all’iperrealismo, il film è particolarmente divertente a una prima lettura, ma la sua pretesa serietà lascia un po' dubbiosi circa le sue reali convinzioni di fondo (giustificazione della lotta armata contro il totalitarismo?), così come il suo ritmo che a volte si trascina un po’ (alcuni personaggi secondari avrebbero meritato di essere sviluppati di più). Ma la sua audacia generale, che non lascerà nessuno indifferente e che probabilmente avrà solidi detrattori così come ferventi seguaci, lo rende un titolo potenzialmente cult, che per un primo film è già un successo.

Prodotto da Ecce Films e coprodotto da Arte France Cinéma, Jessica Forever è venduto nel mondo da mk2 Films.

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(Tradotto dal francese)

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