email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

SAN SEBASTIAN 2018 New Directors

Recensione: Para la guerra

di 

- SAN SEBASTIÁN 2018: L'argentino Francisco Marise debutta con questo ritratto, tra finzione e documentario, di un cubano addestrato a combattere, ancorato ai suoi ricordi bellici

Recensione: Para la guerra
Andrés Rodríguez Rodríguez in Para la guerra

"Le armi richiedono spirito, come la letteratura": con questa citazione si chiudono i titoli di coda di Para la guerra [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
, l’opera prima di Francisco Marise, presentata nella sezione New Directors del 66° Festival di San Sebastián. Con una sceneggiatura scritta dallo stesso regista insieme a Javier Rebollo (La mujer sin piano [+leggi anche:
trailer
intervista: Javier Rebollo, regista di…
scheda film
]
), il film è uno dei più liberi, alternativi e controcorrente della manifestazione basca... Perché? Continuate a leggere.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Andrés Rodríguez Rodríguez, protagonista assoluto di questo film-collage che alterna il reale al ricostruito, è un ex soldato cubano d'élite di 61 anni. Quando era molto giovane, ha combattuto in Angola e, un decennio dopo, in Nicaragua. Rimane ancorato a quei ricordi e, con grande gioia e vitalità, rievoca oggi le sue lotte in mezzo alla giungla, contro nemici invisibili. Allo stesso tempo, cerca i suoi ex commilitoni, telefonando nei luoghi dove crede che vivano... ma alcuni sono già morti. Quando muore Fidel Castro, Andrés va al suo tributo, ma la sua fede nella rivoluzione non vacilla.

Fin qui potrebbe essere il solito biopic, ma i suoi 65 minuti di durata – costellati di immagini d'archivio in cui è possibile vedere come i bambini venivano istruiti a combattere con l'entusiasmo unanime delle masse, che applaudivano negli stadi le cerimonie militari cubane, e le pagine dei manuali di guerra che spiegano come attaccare il nemico o come mimetizzarsi per sorprenderlo – rimangono attaccati al volto segnato e vivace di quest'uomo la cui ambizione continua a essere quella lotta senza fine per la quale è stato addestrato.

La sua voce – così rauca e bassa che a volte è incomprensibile per lo spettatore – illustra le immagini della sua vita quotidiana, che Marise avvicina tanto allo spettatore da poter percepire il desiderio, che continua a pulsare nell'anima di questo soldato, di continuare a combattere per gli ideali rivoluzionari, anche se non ci sono guerre in vista. Il suo DNA è così intriso di quel fervore che, come in un gioco per bambini o in un rituale eterno, continua ad allenarsi come il primo giorno e desidera ardentemente combattere da vicino quelli che considera i malfattori dell'umanità.

Marise, che ha studiato cinema alla Scuola di San Antonio de los Baños, a Cuba, fa il suo debutto nel cinema dopo aver lavorato come fotografo: questo film è stato selezionato al IV Laboratorio di Sviluppo di Progetti dell'America centrale e dei Caraibi del programma Ibermedia e dall’IDFA Production, così come dalla X Piattaforma di Sviluppo e Networking di Cuba nel 2016.

Para la guerra è una coproduzione ispano-argentina di Lolita Films e Amateur Cinéma, le compagnie di Javier Rebollo e Francisco Marise, rispettivamente. Loro stessi si sono occupati del montaggio, e il secondo anche della fotografia.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

(Tradotto dallo spagnolo)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Privacy Policy