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VARSAVIA 2018

Recensione: The Delegation

di 

- Il terzo lungometraggio di Bujar Alimani racconta la storia di un personaggio universale e la costruzione dell'oppressione, concentrandosi sui margini della storia europea

Recensione: The Delegation

In prima mondiale nella sezione Concorso internazionale del 34° Warsaw Film Festival, la coproduzione albanese-franco-greco-kosovara The Delegation propone un racconto ai margini della storia europea per parlare dell’essere umano in generale e della costruzione di un sistema di oppressione.

Il cineasta albanese Bujar Alimani, che precedentemente aveva realizzato principalmente cortometraggi, ha vinto il Premio Cineuropa con il suo primo lungometraggio, Amnesty [+leggi anche:
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, nel 2011, una storia d'amore in ambito carcerario, mentre il suo secondo lungometraggio, Chromium [+leggi anche:
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, raccontava una storia di formazione sullo sfondo di una famiglia disfunzionale. In entrambe queste pellicole, sembra che Alimani volesse esplorare le realtà politiche e sociali dell'Albania, come il sistema carcerario o strati più poveri della società, quasi a titolo di prova, per il tramite di una storia intima. Al contrario, The Delegation affronta la storia politica del paese, mettendola al centro del film, mentre gli elementi drammatici centrali sono ancora forniti dalla complessità del comportamento umano.

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È il 1990 in Albania, e il paese sembra orientarsi sempre più verso la democratizzazione, ma il vecchio regime comunista sta ancora tentando di mantenere il potere. Leo, professore e prigioniero politico, viene prelevato dalla sua cella e portato dal barbiere. Senza alcuna spiegazione, guardie carcerarie e agenti lo scortano in auto e poi vanno via. A poco a poco, diventa chiaro che non si tratta di un'esecuzione o di un trasferimento. Gli uomini lo portano a Tirana, dove dovrà testimoniare a favore delle autorità di fronte a un rappresentante delle istituzioni politiche europee che si trova in città. Prima che ciò accada, tuttavia, tutto va storto.

Alimani fa il ritratto di un paese con una società e un sistema politico in cui le cose ovviamente non funzionano più (se mai l'hanno fatto). Il compito di portare un prigioniero politico a testimoniare a favore dello stesso regime che lo ha imprigionato è un azione ridicola e arrogante in sé, ma è resa difficile, se non impossibile, da qualcosa di completamente diverso – l'inaffidabilità dell'automobile, l’arretratezza dell'Albania rurale, le tecnologie di comunicazione difettose usate dagli uffici governativi, e anche dai maniacali, pomposi funzionari, che a volte esibiscono non poco sadismo verso quelli meno potenti di loro. Alimani chiarisce che nessun sistema è opprimente in sé: è reso opprimente da persone che ne approfittano per sfogare il loro odio e le loro frustrazioni sugli altri.

The Delegation mantiene un tono serio per tutto il tempo, ma potrebbe anche funzionare molto bene come commedia oscura e assurda, poiché descrive come i funzionari cercano di sostenere un sistema che è ovviamente in procinto di cadere a pezzi. Alcune parti sono più convincenti di altre, ma la storia del film dimostra quello che gli sceneggiatori sono soliti affermare, che ogni trama è valida solo quanto il suo personaggio cattivo. Ottimamente interpretato da Xhevdet Ferri, Asllan, l'esecutore del regime uscente, chiarisce che il sessismo, il razzismo e l'odio in tutte le loro forme cercheranno un'opportunità per alzare la testa, indipendentemente dalla situazione – il che equivale a metterli in una posizione di potere che è pericolosa.

The Delegation è stato prodotto dalla compagnia albanese Art Film shpk.

(Tradotto dall'inglese)

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