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ASTRA 2018

Recensione: Caisă

di 

- Il documentario di Alexandru Mavrodineanu scava alla radice dei problemi endemici della Romania

Recensione: Caisă

Chi avrebbe mai pensato che la storia di un giovane pugile rom e del suo allenatore reietto potessee essere così rilevante per la Romania contemporanea, esplorando alcune delle questioni più urgenti del paese? Dopo un'anteprima mondiale al Transilvania International Film Festival in giugno, il documentario del regista rumeno Alexandru Mavrodineanu, Caisă, è proiettato nel concorso rumeno del 25° Astra Film Festival (15-21 ottobre, Sibiu).

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Mavrodineanu apre il suo documentario con le immagini trasmesse all'inizio del 2000: un pugile rumeno, Vasile Dragomir, diventa campione del mondo. Sullo sfondo, vediamo il suo allenatore, Dumitru Dobre, sopraffatto dalla gioia per la vittoria del suo allievo. Tornati ad oggi, incontriamo di nuovo Dobre, ora un pingue allenatore, e arriviamo presto a capire che Dragomir gli ha voltato le spalle non appena è diventato famoso. Attualmente nemico della federazione rumena di boxe, Dobre trascorre le sue giornate ad allenare adolescenti svantaggiati, e presto notiamo il giovane Cristian (soprannominato Caisă, che in rumeno significa "albicocca"). Ha ragione Dobre a pensare che il suo nuovo allievo possa essere la prossima grande stella del pugilato rumeno?

Al regista e alla sua cinepresa viene concesso un accesso senza limiti alla palestra, alla casa di Dobre e alla famiglia estremamente povera di Caisă. In quanto membri della comunità rom, non hanno praticamente alcun reddito e almeno un membro della famiglia è in prigione. Vivono in un mondo di povertà, quasi senza istruzione e praticamente senza possibilità di guadagnare un soldo tramite canali legali. In questo contesto, la dedizione di Caisă alla boxe sembra l'unica possibilità del ragazzo di avere una vita normale – una vita in cui il rispetto degli altri e un reddito confortevole siano qualcosa di raggiungibile e non qualcosa che lui e i suoi coetanei possono solo sognare.

C'è molta potenza e un’emozione immensa nelle lotte intraprese da questa squadra estremamente accattivante, Dobre e Caisă, che non possono neanche permettersi di sognare. Uno è un paria nel mondo della boxe, e i suoi pugili non sono nemmeno autorizzati a competere nei campionati a meno che non siano rappresentati anche da un club di pugilato approvato dalla federazione. Anche l'altro è un paria, ma in ogni aspetto della sua vita, senza possibilità di essere accettato in un grande club di boxe finché non dimostra il suo valore sotto l'ala di Dobre. Mavrodineanu esplora questo contesto iniquo, mostrando in modo discreto come un adolescente svantaggiato può evolversi senza il supporto del sistema, con nient'altro che un vecchio allenatore al suo fianco.

È incredibile come, con la sua cinepresa focalizzata esclusivamente su Caisă e Dobre, Mavrodineanu sia in grado di ampliare la portata della storia, parlando, tra gli altri temi, di ineguaglianza di opportunità, incompetenza endemica e nepotismo, oltre alle difficoltà della Romania a integrare ed educare i membri della comunità rom. Caisă è una lezione di perseveranza, lotta e talento. È anche una storia sul rifiuto, sulla barriera invisibile tra due mondi, una barriera che sembra flessibile, accogliente ed elastica, ma che diventa impenetrabile non appena qualcuno cerca di attraversarla. In uno dei momenti più potenti del film, vediamo Caisă strizzare la prima fascia rumena guadagnata con il pugilato nella sua mano martoriata. C'è una tale disperazione e speranza in questo gesto involontario che non si può fare a meno di augurare al ragazzo il meglio.

Caisă è prodotto dalle compagnie rumene Almafilm Production e Hai Hui Entertainment. Il film sarà distribuito in patria da Transilvania Film.

(Tradotto dall'inglese)

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