email print share on facebook share on twitter share on google+

ROMA 2018

Recensione: Bayoneta

di 

- Debutta alla Festa di Roma il secondo film del messicano Kyzza Terrazas, coprodotto dalla Finlandia, su un ex pugile assalito dai sensi di colpa, di cui si capisce troppo tardi il perché

Recensione: Bayoneta
Luis Gerardo Méndez in Bayoneta

Cosa ci fa un giovane pugile messicano in una cittadina sperduta della Finlandia, e cosa c’è dietro il suo visibile tormento? E’ ciò che si chiede lo spettatore di Bayoneta [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
, opera seconda del regista messicano Kyzza Terrazas (il suo primo lungometraggio, El lenguaje de los machetes, debuttò a Venezia nel 2011), e il problema è che se lo chiede per quasi tutta la durata del film, faticando anche alla fine a trovare una vera motivazione alle scelte del protagonista. Presentata in prima mondiale alla 13a Festa del cinema di Roma (18-28 ottobre), questa coproduzione messicano-finlandese vuole indagare il senso di colpa di un ex pugile in lotta con i fantasmi del proprio passato, ma rivela troppo tardi quali fantasmi essi siano e ciò impedisce di provare una vera empatia o interesse per la sua vicenda. 

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Il film si apre con una scena straziante in cui vediamo un pugile a fine match, con volto e petto ricoperti di sangue, piangere disperato. E’ Miguel Galíndez, detto “Bayoneta” (Luis Gerardo Méndez), campione messicano di boxe. Poco dopo lo ritroviamo a fare l’allenatore in una palestra di pugilato di una gelida cittadina finlandese, Turku. Schivo, solitario, lo vediamo la sera bere nei bar, fare lunghe passeggiate sotto la neve e, una volta tornato nel suo piccolo appartamento, fare telefonate mute. Poco a poco scopriamo che Miguel ha una moglie e una figlia adolescente che ha abbandonato a Tijuana quattro anni prima, dopo un ultimo tragico match e il suo ritiro dal ring. Ora vuole rimediare, recuperare il tempo perso e tornare dalla sua famiglia, ma per procurarsi i soldi necessari a fare ciò dovrà rimettersi i guantoni e tornare a combattere, perché “è l’unica cosa che so fare”.

Al di là della narrazione a tratti lacunosa che spinge spesso a chiedersi “perché?”, e un misterioso cervo che ogni tanto si materializza davanti agli occhi del protagonista, Bayoneta invita a riflettere sulla brutalità di uno sport il cui obiettivo indiscutibile è fare male all’avversario, in cui girano tanti soldi e si scommette molto (anche sulla pelle degli atleti), e su come ci si debba sentire a colpire un altro essere umano fino al punto di non ritorno, essere costretti a farlo fino a che l’arbitro non fischia. Il film apre una finestra interessante sul senso di colpa in ambito sportivo (un sentimento non scontato, a ben pensarci, quando si parla di competizione), ed è un peccato non aver scavato di più su questo aspetto, per dare spazio magari a una relazione sentimentale piuttosto scialba (quella con la bella barista Sarita, incarnata dall’attrice finlandese Laura Birn) che poco o nulla aggiunge alla storia. Nel cast, anche l’attore messicano-francese Brontis Jodorowsky e i finlandesi Joonas SaartamoIlkka Koivula (interprete per Kaurismäki in Le luci della sera [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
), nei panni dei compagni di avventure pugilistiche di Miguel. 

Bayoneta è prodotto dalle messicane Panorama Global e Woo Films con la compagnia finlandese Matila Röhr Productions (MRP). MRP Distribution lancerà il film nei cinema finlandesi il 9 novembre.

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.