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DOK LEIPZIG 2018

Recensione: On the Water

di 

- Il nuovo documentario del cineasta croato Goran Dević è al tempo stesso una dura lettera d’amore alla sua città natale e una testimonianza delle sue eccellenti doti di regista

Recensione: On the Water

La città croata di Sisak, uno dei più antichi insediamenti umani nella regione, chiamato Siscium in epoca romana, è la città natale e chiaramente una fonte inesauribile di ispirazione per il cineasta Goran Dević. Il suo precedente film, Steel Mill Café, trattava le persone rimaste indietro dopo che l'antico orgoglio industriale della città era stato chiuso. In On the Water [+leggi anche:
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, il suo ultimo film – e probabilmente il migliore della sua carriera quindicennale – Dević dipinge un ritratto sia amorevole che penetrante della città incastonata su tre fiumi. Il film è stato presentato in anteprima mondiale nel concorso internazionale di DOK Leipzig, dove ha ricevuto una menzione speciale.

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Sisak è fondamentalmente un'isola alla confluenza dei fiumi Odra, Sava e Kupa, e tutti i protagonisti di Dević sono collegati all'acqua in un modo o nell'altro. Più direttamente, Mićo e Mario sono pescatori a caccia di quel grande e mitico pesce gatto che cercano di catturare da anni. Anche "Rambo", vittima di ustioni mentre prestava servizio nella guerra croata, ama trascorrere il tempo sulla sua barca, preferibilmente da solo. L'avvocato Marko ama nuotare controcorrente e desidera fortemente che suo figlio adolescente erediti sia l'attività di famiglia (papà è molto orgoglioso del loro studio legale operativo dal 1952) sia il suo amore per questo particolare sport. L'ex detenuto Robert, dopo aver trascorso otto anni in prigione, occupa una vecchia casa sul fiume. "Rat", un ex operaio delle acciaierie rimasto senza lavoro per un infortunio alla gamba, ora vive raccogliendo la legna dagli alberi che sono caduti nella Kupa, insieme al suo giovane figlio delinquente. Cosa più toccante, la signora Trivkanović, lascia che le ghirlande di fiori galleggino lungo il fiume Sava, dedicate al marito e ai due figli rimasti uccisi durante la guerra.

Dević intreccia magistralmente le loro storie per rivelare un intricato background sociale di questa città che un tempo era una fiorente comunità multinazionale. Mario è molto protettivo nei confronti del suo amico serbo Mićo, ma la loro "bromance" è messa a repentaglio quando quest'ultimo avvia la sua attività con una capanna turistica sul fiume. Rambo ci dice che durante la guerra erano solo i vigliacchi che torturavano i prigionieri. E la signora Trivkanović racconta come, da insegnante di scuola materna, non credesse alle voci secondo cui tutti i serbi della città sarebbero stati "massacrati" una volta iniziata la guerra.

Ma il fulcro del film sta nel modo in cui il regista cattura le immagini poetiche e talvolta le contrappone a queste confessioni: mentre Marko nuota nel fiume durante l'inverno, con il vapore che sale dall'acqua, sembra quasi sospeso contro la corrente, con una fabbrica abbandonata incombente sullo sfondo. È difficile non notare il simbolismo di un’inquadratura di Robert dall'alto mentre si lava nel fiume con il sapone, contrapposta alla sua voce fuori campo che descrive come ha ucciso un amico in un alterco fra ubriachi.

On the Water testimonia sia l'umanità dei protagonisti sia la capacità del cineasta di disegnarla e contestualizzarla, lanciando una lettera d'amore alla sua città natale. Questo amore a volte è duro – dubita e vacilla – ma è leale e dedicato, un amore che abbraccia e perdona. È qualcosa che la religione cristiana predica, piuttosto che praticare, e che Dević ottiene attraverso l'ispirazione e la sua innegabile padronanza del mestiere cinematografico.

On the Water è prodotto dalla compagnia di Zagabria Petnaesta Umjetnost.

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(Tradotto dall'inglese)

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