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ARRAS 2018

Recensione: Miss Hanoi

di 

- Zdenek Viktora rinnova il genere poliziesco dell'Europa dell'est immergendo un’indagine svolta in coppia nel cuore della comunità vietnamita nella Repubblica Ceca

Recensione: Miss Hanoi
Ha Thanh Spetlikova e David Novotny in Miss Hanoi

"E’ troppo educato, deve seguire il suo istinto, non arrendersi mai e non credere a tutto ciò che le viene detto". Concentrandosi su un'indagine della polizia legata a un omicidio e condotta da una coppia disomogenea, il ceco Zdenek Viktora avrebbe potuto imboccare la strada battuta del cinema di genere, e invece ha dato una dimensione relativamente nuova alla produzione dell'Europa centrale immergendo nella comunità vietnamita ceca la trama del suo secondo lungometraggio, Miss Hanoï [+leggi anche:
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scheda film
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, presentato al 19° Arras Film Festival nella sezione Visions de l'Est.

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"Tua madre è ancora arrabbiata? Deve abituarsi al fatto che tu sia un'agente di polizia". Per Ahn (Ha Thanh Spetlikova), la scoperta del cadavere di un delinquente locale, appeso in riva a un lago, due avambracci rotti, nei pressi della cittadina nella Boemia settentrionale dove ha cominciato la sua carriera nella polizia, è tutt'altro che insignificante. L'uomo era infatti uscito di prigione qualche giorno prima, dopo quattro anni passati al fresco (la pena ridotta perché era minorenne all’epoca dei fatti) per l'omicidio di Hien, soprannominata Miss Hanoï perché partecipava a tutti i concorsi di bellezza. Quest'ultima era la sorella di Hai, ai tempi amante di Ahn, anche lui riemerso dopo quattro anni di assenza senza dare alcuna notizia. A complicare il quadro, la madre della nostra giovane poliziotta, che gestisce un negozio in una vasta area commerciale (Sapa) esclusivamente vietnamita, è legata economicamente ed amichevolmente alla famiglia ancora straziata della morta. Una matassa in cui rimarrà imbrigliato anche Kriz (David Novotny), capitano della brigata criminale che sbarca sul posto per condurre l'indagine, un individuo autoritario e piuttosto grezzo, per non dire razzista, ma che ha bisogno di Anh per muoversi in questo ambiente asiatico di cui non sa nulla. Tra sospetti, ricerca di testimoni e verifica di alibi, la ricerca della verità comincia a imboccare nuove piste e Anh conduce la propria indagine in parallelo, progressivamente divisa tra sentimenti e dovere, tra passato e presente, la sua comunità di origine e il paese d’adozione dove è nata...

Al di là di una sceneggiatura poliziesca classica, ma ben lavorata su più livelli, una solida interpretazione e una messa in scena efficace, Miss Hanoï si rivela un film sorprendente che solleva il velo, quasi in modo documentario, sulla comunità vietnamita ceca. Un modo intelligente per affrontare le questioni dell'integrazione (poiché si tratta della seconda generazione di immigrati) e della xenofobia in un'Europa centrale dove l'esistenza di una minoranza asiatica molto attiva è spesso ampiamente ignorata. Senza rivoluzionare il genere poliziesco, il film gioca facilmente con i codici (interrogatori, pedinamenti, inseguimenti, indizi da diari intimi e documenti video, rilettura del passato alla luce del presente, due colleghi di squadra che imparano a conoscersi e a superare le loro differenze, ecc.) e soprattutto getta una luce interessante sui pregiudizi e i conflitti della doppia cultura.

Prodotto da Screenplay By, Miss Hanoï è venduto nel mondo dalla società svizzera Kali Films.

(Tradotto dal francese)

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