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ARRAS 2018

Recensione: Back Home

di 

- Magdalena Lazarkiewicz consegna un film aspro e toccante sulla ricomparsa nella sua famiglia ultra-cattolica di una giovane donna uscita fuori dal seminato

Recensione: Back Home
Agnieszka Warchulska e Sandra Drzymalska in Back Home

"Sei un fantasma?", "sono andato da un medium che mi ha detto che eri morta". È un reinserimento molto doloroso nella casa di famiglia, in un ambiente grigio e di fervida fede che maschera cupi segreti, che l'esperta regista polacca Magdalena Lazarkiewicz ha scelto di raccontare nell'amaro Back Home, proiettato al 19° Arras Film Festival come parte del Focus Polonia della sezione Visions de l'Est.

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Labbra tumefatte, sguardo nel vuoto e aria molto mal ridotta con la sua minigonna in pelle nera, la pelliccia e i tacchi che ticchettano sul pavimento: a 19 anni, Ulka (Sandra Drzymalska) è ben lontana dalla ragazzina che canta Gloria in excelsis Deo in apertura di film. Quando torna alla casa di famiglia, accolta in silenzio da sua madre Anna (Agnieszka Warchulska) che la lava come fosse un bébé prima di andare a bruciare le sue cose nella caldaia della cantina del palazzo, lo spettatore non sa né cosa è successo, né da quanto tempo la donna è stata assente dall'appartamento dove vivono anche il suo laconico padre Stanislaw (Miroslaw Kropielnicki) e i suoi due fratelli, l'adolescente burbero Jan (Stanislaw Cywka) e il giovanissimo e tenero Karol (David Rostkowski).

Crocifissi e quadri della Pietà alle pareti, preghiere a domicilio e frequentazione assidua della chiesa dove officia suo zio Jerzy (Tomasz Sobczak): il cattolicesimo che impregna profondamente l'atmosfera pesa sul clima di incomunicabilità circostante. Evitano di guardare Ulka (palesemente traumatizzata) negli occhi, sussurrano qualcosa sul suo ritorno, le tolgono le sigarette, la rinchiudono nella sua stanza, e lei si rende conto ben presto che era stata addirittura considerata morta (alla vista di un manifesto con su scritto "Urszula Wysocka 1998-2017" affisso in chiesa) prima di fuggire con Lena (Katarzyna Herman), una donna alcolista e sciatta con cui condivide, ovviamente, alcune informazioni illuminanti sul suo recente passato. Rincasata dopo una visita alla stazione di polizia, Ulka affronterà lo zio prete che cerca di confessarla ("quante volte l'hai fatto? Con quanti uomini?") e la verità emergerà quando si avvicina un individuo minaccioso e i segreti della famiglia vengono svelati, molto lontani dalla moralità mostrata in superficie. Tutti eventi che guidano i protagonisti verso scelte decisive...

Particolarmente implacabile e brutalmente commovente, Back Home è un film con una sceneggiatura tessuta in modo abile e metodico dalla regista insieme a Katarzyna Terechowicz. Molto ben interpretato, messo in scena con un taglio netto abbinato a un bel lavoro sul grigio scuro del direttore della fotografia Wojciech Todorow e a una musica ad hoc di Antoni Komasa, il lungometraggio fa comunque un ritratto incisivo e commovente, fortemente sostenuto a livello ideologico (l'ipocrisia della pratica della fede), che potrà disturbare lo spettatore oppure no, a seconda delle proprie convinzioni.

Prodotto da Argomedia, Back Home è venduto da The Moonshot Company.

(Tradotto dal francese)

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