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INDUSTRIA Svizzera

Un anno ricco di festival per il cinema svizzero

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- Una forte presenza nel circuito dei festival e un folto gruppo di registi giovani, energici e promettenti: questi sono gli elementi positivi che hanno caratterizzato il cinema svizzero nel 2018

Un anno ricco di festival per il cinema svizzero
Fortuna di Germinal Roaux

Sundance, Berlino, Cannes, Rotterdam, Toronto e San Sebastián, senza dimenticare i rossocrociati Locarno e Nyon (Visions du réel), molti sono stati quest’anno i festival che hanno selezionato almeno un film svizzero nei loro concorsi.

A livello internazionale il 2018 è cominciato con il botto per il cinema svizzero grazie alla selezione dell’ultimo documentario di Christian Frei e Maxim Arbugaev Genesis 2.0 [+leggi anche:
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al prestigioso Sundance Film Festival. Il film, sorta di fiaba agghiacciante dai toni apocalittici, ha ottenuto il World Cinema Documentary Special Jury Award for Cinematography. Un traguardo importante per uno dei registi più emblematici del cinema svizzero attuale al quale dobbiamo il pluripremiato War Photographer (2001). Lo slancio d’inizio anno si è protratto fino a Rotterdam dove sono stati selezionati ben nove film svizzeri fra i quali l’intrigante Blue My Mind [+leggi anche:
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intervista: Lisa Brühlmann
intervista: Luna Wedler
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di Lisa Brühlmann (Premio del cinema svizzero 2018) che ha continuato poi il suo viaggio a Soletta, Locarno e più recentemente San Sebastián.

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Berlino ha invece privilegiato le storie forti e brucianti d’attualità, selezionando e premiando due film intransigenti tanto sul piano contenutistico che estetico: Fortuna [+leggi anche:
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, secondo lungometraggio di finzione del giovane romando Germinal Roaux (Grand Prix della giuria internazionale e Orso di cristallo della giuria internazionale dei giovani della Generation  14+), ed Eldorado [+leggi anche:
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dell’ormai ben conosciuto Markus Imhoof (Menzione speciale della giuria Amnesty International), che è stato anche selezionato come rappresentante della svizzera per la corsa verso una nomination agli Oscar.

Oltre alla Special Palme d’Or che è andata al mitico Jean-Luc Godard con il suo Le Livre d’image [+leggi anche:
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, coproduzione svizzero-francese capitanata dalla losannese Casa Azul Films, la Semaine de la Critique ha anche selezionato Chris The Swiss [+leggi anche:
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intervista: Anja Kofmel
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, il potente primo film d’animazionedella giovane regista Anja Kofmel. Una miscela di registi storici e new entries che sembra essere uno dei fili conduttori del cinema svizzero attuale. Senza dimenticare ovviamente la presenza della cineasta svizzera Ursula Meier come presidente della giuria della Caméra d’or.

Venezia, Toronto e San Sebastián hanno invece messo in avanti le nuove promettenti leve del cinema svizzero attuale selezionando Pearl [+leggi anche:
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intervista: Elsa Amiel
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, primo film di Elsa Amiel (Giornate degli Autori di Venezia), The Innocent [+leggi anche:
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intervista: Simon Jaquemet
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, intrigante secondo lungometraggio di Simon Jaquemet fra fanatismo religioso e fantascienza (primo film svizzero a figurare nella sezione competitiva Platformdel Toronto International Film Festival) che ha continuato la sua avventura al Festival di San Sebastián, e Midnight Runner [+leggi anche:
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intervista: Hannes Baumgartner
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di Hannes Baumgartner che ha avuto la sua première al San Sebastián International film Festival.

Sebbene il numero d’entrate contabilizzate dai film con partecipazione svizzera proiettati all’estero nel 2018 sia rimasto stabile rispetto all’anno precedente (1,6 milioni), questo risulta comunque troppo basso. Fra i successi di quest’anno Lazzaro Felice [+leggi anche:
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intervista: Alice Rohrwacher
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di Alice Rohrwacher (Premio della sceneggiatura a Cannes), con 230'000 entrate in dieci paesi europei, #Female Pleasure [+leggi anche:
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di Barbara Miller (Premio Zonta Club della settimana della critica di Locarno) con 50'000 entrate in Germania e Austria, Fortuna di Germinal Roaux (36'000 entrate in Francia), e Un nemico che ti vuole bene [+leggi anche:
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di Denis Rabaglia, con i mitici Diego Abatantuono e Sandra Milo (55'000 spettatori in Italia). Il più grande successo è stato comunque di gran lunga Papa Francesco – Un uomo di parola [+leggi anche:
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, coproduzione svizzera minoritaria di Wim Wenders che ha attirato più di 750'000 spettatori nei cinema europei, in America del sud e del nord.

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