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FILM Italia

Recensione: Io sono Mia

di 

- Il biopic diretto da Riccardo Donna su Mia Martini mescola fatti realmente accaduti e finzione per raccontare una grande voce e una donna libera. Nelle sale italiane con Nexo il 14, 15 e 16 gennaio

Recensione: Io sono Mia
Serena Rossi in Io sono Mia

Charles Aznavour notò il suo straordinario talento di interprete e la volle accanto a sé in un trionfale recital all’Olympia di Parigi, tempio della musica in Francia, dove veniva paragonata a Edith Piaf. Ma nonostante in Italia fosse ugualmente amata da pubblico e critica, Mia Martini fu osteggiata dall’ambiente musicale, che non le perdonava il successo ottenuto senza compromessi e arrivò a distruggerle la vita attraverso la maldicenze, l’esclusione, il pregiudizio. Oggi un film prodotto da Eliseo Fiction con Rai Fiction riscatta una donna dalla personalità travolgente e riporta all’attenzione dei più giovani una voce unica. Io sono Mia [+leggi anche:
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, diretto da Riccardo Donna, sarà nelle sale italiane solo per tre giorni, il 14, 15 e 16 gennaio con Nexo Digital in quasi 300 copie per poi andare in onda su Rai1 a febbraio e on line su RaiPlayIo sono Mia ripercorre la strada che Rai Fiction ha inaugurato lo scorso anno con Principe Libero, su Fabrizio De André, distribuito sempre con Nexo prima di approdare nel Prime Time di Rai1.

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Nei panni di Domenica Berté, detta Mimì, in arte Mia Martini, c’è una formidabile Serena Rossi, cantante e attrice, che ha recentemente mostrato le sue doti in Ammore e malavita [+leggi anche:
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dei Manetti Bros. e ha reinterpretata nel film le canzoni di Mia, arrangiate e suonate da Mattia Donna con La Femme Piége. Come ha sottolineato Eleonora Andreatta, direttore di Rai Fiction, Io sono mia più che un biopic agiografico è un tributo, con una taglio narrativo (la sceneggiatura è di Monica Rametta) che vuol cogliere l’essenza e l’unicità di una star degli anni 70. Il racconto mescola fatti realmente accaduti con una finzione molto vicina alla cronaca, e molti personaggi sono immaginari, come quell’agente musicale che mette in giro la voce che Mia Martini porti sfortuna, o quel fotografo (Maurizio Lastrico) grande amore di Mia che attraversa dieci anni della sua vita, tra incomprensioni e litigi, e che sintetizza le tormentate storie d’amore vissute dalla cantante. E soprattutto la giornalista (Lucia Mascina) che intervista Mia a poche ore dal suo rientro sulle scene a Sanremo 1989, dopo anni di silenzio, e con la quale Mimì ripercorre la sua vita: la sua passione per la musica da ragazzina, gli esordi, il difficile rapporto con un padre tradizionalista, le discoteche e le feste con la sorella Loredana (Dajana Roncione) e la sua manager Alba (Nina Torresi), l’incontro con il suo futuro manager Alberigo Crocetta (Antonio Gerardi), i successi, l’amicizia con gli autori delle sue canzoni, infine l’oblio.

Dopo l’exploit nel 1972 con il brano "Piccolo Uomo”, due anni dopo Mia viene consacrata dalla critica europea come la cantante dell'anno, incide i suoi successi in francese, tedesco e spagnolo, i suoi dischi escono in tutto il mondo. Ma Mia è una donna che non accetta ingerenze sulle proprie scelte artistiche e personali. Si scontra con le case discografiche, straccia i contratti. L’industria discografica non gli perdona questo desiderio di libertà. Lentamente viene emarginata, le calunnie la sconfiggono. “Perché sei ritornata in questo circo?” le chiede la giornalista anni dopo. Amore per la musica e la vita. Con grande cura dei dettagli - gli scenografi Conte e Panconi, la costumista Enrica Barbano hanno ricostruito perfettamente quel periodo - ed una regia che non annoia mai, il film racconta passione emozioni e sentimenti di una grande cantante e dimostra che si possono pensare e produrre opere multipiattaforma, che possano funzionare ugualmente in sala e in tv.

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