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TRIESTE 2019

Recensione: Gli Indocili

di 

- La giovane video-artista Ana Shametaj ha seguito per mesi un gruppo di attori ritiratosi in una residenza nei boschi per le prove di uno spettacolo del Teatro Valdoca

Recensione: Gli Indocili

Un gruppo di 12 interpreti trascorre tre mesi di prove, studio e vita in comune in un teatro in mezzo al bosco sull’Appenino Romagnolo. La giovane video-artista Ana Shametaj, triestina di origine albanese,li segue per documentare questa esperienza, nasce Gli Indocili [+leggi anche:
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, che concorre al Premio Corso Salani del Trieste Film Festival.

Tra questi giovani attori c’è anche Ondina Quadri, sorprendente protagonista di Arianna [+leggi anche:
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, film d'esordio di Carlo Lavagna presentato alla 72ª Mostra di Venezia, e che ha guadagnato all’attrice il Globo d'oro per l’interpretazione nel 2016. Le prove sono per lo spettacolo “Giuramenti” del Teatro Valdoca di Cesena, una delle compagnie teatrali storiche italiane, nata nei primi anni ottanta dal sodalizio fra Cesare Ronconi, regista, e Mariangela Gualtieri, poeta e drammaturga, che tuttora guidano la compagnia. Per il training che vediamo nel documentario hanno scelto il Teatro Dimora di Mondaino, nella provincia di Rimini, in Emilia-Romagna. Ed ecco l’arrivo dei ragazzi, l’allenamento fisico e artistico, le marce nei boschi, la spesa giù in paese, la cucina e i pranzi, tutti assieme, il taglio dei capelli, le letture, i dubbi, l’abbandonarsi e allo stesso tempo mantenere il controllo, qualche inciampo relazionale in questo sistema chiuso in cui circola tanta energia. Lo stesso Ronconi esprime le proprie incertezze davanti alla camera di Ana Shametaj quando deve gestirei problemi con il vicinato per l’intrusione nei campi. Poi dispensa agli attori consigli utili per l’esistenza al di là dalla vita artistica: “Non siate mai espliciti in una relazione. Il desiderio è una cosa molto profonda, interna, misteriosa. E’ quello che muove tutto. Dobbiamo costruire un segreto, non una cosa chiara”. 

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I versi dello spettacolo sono creati durante il corso delle prove. Mariangela Gualtieri scrive per gli attori, pensando ai tratti personali di ciascuno. Legge ai ragazzi le poesie di Pavese, li invita a improvvisare, a urlare le parole o a modulare i cori. Il coro sembra essere l’elemento essenziale dello spettacolo, attorno a cui prendono sostanza questi solenni “giuramenti”. Il documentario non mostra soltanto la creazione di un’opera teatrale ma testimonia il lavoro radicale di Cesare Ronconi e Mariangela Gualtieri, formatisi con la poetica teatrale di Tadeusz Kantor a Cracovia, il Teatro Laboratorio di Jerzy Grotowski, l’esperienza in America di Peter Shumann e del Bread and Puppet, le sperimentazioni di Bob Wilson, di Richard Foreman, dello Squat Theatre e di certo con una essenziale figura di riferimento italiana, Carmelo Bene. Gli attori che Ronconi forma sono un corpo danzante dalla voce poetica, un corpo dotato di animalità ed epicità allo stesso tempo, con una ritualità che rinuncia alla narrazione.

Ore e ore di girato da parte di Ana Shametaj, con la fotografia Greta De Lazzaris, con l’intendo di tradurre in cinema il teatro, e che si traducono in una fluida narrazione, grazie anche al contributo eccellente del montatore Jacopo Quadri (le sue collaborazioni più recenti sono con Mario Martone per Capri - Revolution [+leggi anche:
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e Paolo Virzì per Notti magiche [+leggi anche:
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). Qui Quadri è principalmente in veste di produttore esecutivo, oltre che al montaggio con Nicolò Tettamanti. Gli Indocili è prodotto da Ubulibri con Teatro Valdoca, in collaborazione con Rai Cinema.

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