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BERLINO 2019 Concorso

Recensione: The Kindness of Strangers

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- BERLINO 2019: Coloro a cui mancava la Lone Scherfig autrice la troveranno qui, ma forse non avranno esattamente quello che volevano

Recensione: The Kindness of Strangers
Zoe Kazan e Tahar Rahim in The Kindness of Strangers

Nel 2001, la regista danese Lone Scherfig arrivò a Berlino come una ventata di aria fresca. Il suo film in stile Dogma, Italiano per principianti, era un racconto oscuramente divertente e calorosamente umanistico di anime perdute nella sonnolenta periferia di Copenaghen che ritrovano la via della vita (e dell'amore) grazie a un corso di lingua italiana. Il cast di prima scelta di Scherfig e la sceneggiatura superbamente equilibrata contribuirono a farle vincere l'Orso d'argento, il premio della critica e il premio del pubblico. Poco dopo, è stato salutato come un capolavoro da Ingmar Bergman. Altrettanto buono è stato il secondo film ambientato in Scozia, Wilbur Wants to Kill Himself [+leggi anche:
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, la prima avventura in lingua inglese di Scherfig. Da allora, ha arricchito produzioni internazionali come An Education [+leggi anche:
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, One Day e Their Finest [+leggi anche:
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intervista: Lone Scherfig
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con le sue notevoli abilità di regia, e anche di scrittura, incline all’attitudine feel-good, ma fino a un certo punto.

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Diciotto anni dopo aver conquistato Berlino, Scherfig scrittrice-regista si rimette in competizione, pronta, per così dire, a conquistare Manhattan – poiché una nuova manciata di ragamuffin disperatamente in cerca di una guida viene avvistata alla deriva nella salsa agrodolce della Grande Mela. Perché The Kindness of Strangers [+leggi anche:
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, il film di apertura della 69ma Berlinale (7-17 febbraio), per molti versi, è un Italiano per principianti in stile metropolitano. È anche la prima sceneggiatura scritta dalla sola Scherfig in 18 anni.

E in effetti, i nostri cari principianti dei sobri sobborghi danesi non sembrano così lontani. Jeff, un dolce ma sventurato allocco interpretato da Caleb Landry Jones, è la nuova incarnazione dell’impacciato panettiere di Anette Støvelbæk, e anche David Dencik potrebbe aver ereditato la vestaglia ammuffita di Jesper Christensen, non lavata dal 2000, incarnando un ruolo simile come burbero fumatore incallito. Timofey (Bill Nighy) è il riluttante ristoratore che possiede The Winter Palace, gestito da Marc (Tahar Rahim), un ex detenuto volenteroso ma sfortunato, aiutato in modo inadeguato dal suo avvocato John Peter (Jay Baruchel). Questa folla di simpatici diavoli si riunisce attorno alla rifugiata per violenza domestica Clara (Zoe Kazan) e all’infermiera d’emergenza/terapista di gruppo Alice (Andrea Riseborough) nei panni, rispettivamente, di una specie di Biancaneve e Fata Turchina della storia. C’è anche un orco vero, ossia il bel Esben Smed nei panni del marito violento di Clara. Pure i due figli della coppia (i meravigliosi Jack Fulton e Finlay Wojtak-Hissong) sono della partita. La grande domanda qui è: perché la gente non riesce ad essere gentile?

In breve, coloro a cui mancava la Scherfig autrice, piuttosto che la Scherfig artigiana, la troveranno qui, ma forse non avranno esattamente quello che volevano. L'ultima volta, la regista era guidata dalle regole del Dogma e creava una relazione intima con i suoi soggetti. Senza tali vincoli (inclusa una colonna sonora da parete a parete che fa suonare Gone with the Wind un po’ lo-fi), potresti ottenere più Scherfig di quanto effettivamente desideri. Oppure ti puoi godere il lavoro di una regista che conosce la differenza tra qualità e kitsch, e a volte – dannazione – ama mescolare i due. Come a volte anche Bergman ha fatto.

The Kindness of Strangers è una produzione danese-canadese-svedese-franco-tedesca di Creative Alliance e Strada Film, presentata da HanWay Films, Ingenious Media, Apollo Media Inc, Entertainment One, con Film i Väst, Unlimited Stories, Nadcon Film, D'Artagnan SAS, Arte France Cinema. Le vendite internazionali sono curate da HanWay Films.

(Tradotto dall'inglese)

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