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BERLINO 2019 Forum

Recensione: Khartoum Offside

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- BERLINO 2019: Il primo lungometraggio documentario della regista sudanese Marwa Zein osserva la condizione delle donne calciatrici nella società strettamente islamica del paese

Recensione: Khartoum Offside

Il titolo del primo lungometraggio documentario della regista sudanese Marwa Zein, Khartoum Offside, riporta inevitabilmente alla mente un altro film su donne e calcio in un paese islamico: il bellissimo Offside di Jafar Panahi (2006). Mentre in quel film le donne si travestivano da uomini per entrare nello stadio e assistere a una partita, nel vivace, commovente e, a volte, poetico documentario di Zein, le protagoniste lottano per il diritto di giocare e formare la nazionale femminile di calcio. Il film è stato presentato in anteprima mondiale nella sezione Forum della 69ma Berlinale.

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Il film si apre con una scritta che dice: "In Sudan, sotto il dominio militare islamico, alle donne non è permesso giocare a calcio, o fare film, ma...". Questo crea una certa confusione iniziale nello spettatore, poiché le scene che seguono chiaramente contraddicono questa introduzione, e vediamo diverse donne – alcune con il capo coperto e altre senza – che giocano effettivamente a calcio su un campo improvvisato. Anche se il film non ci fornisce dettagli temporali, le note per la stampa rivelano che è stato realizzato nel corso di cinque anni, il che implica che le regole potrebbero non essere state applicate in modo troppo rigoroso, o che sono cambiate durante questo periodo.

Ma questo problema socio-politico-umanistico passa in secondo piano rispetto alle vite, alle convinzioni e ai desideri delle protagoniste. Tra i cinque personaggi principali, il più importante e apparentemente il più appassionato di questo sport è quello di Sara, una ragazza dai capelli ricci che non vediamo mai con la testa coperta. È una grande fan del Barcellona ed è molto interessata a far riconoscere e istituzionalizzare il calcio femminile in un paese in costante fermento. I suoi occhi luminosi e il suo ampio sorriso illuminano lo schermo ogni volta che la camera di Zein si posa su di lei.

Mentre scherza con le sue amiche e aspiranti compagne di squadra su quanto deve essere duro eseguire un colpo di testa con indosso una sciarpa, ci rendiamo conto che queste donne hanno una libertà dentro di sé, nonostante il fatto che la società religiosa e maschilista in cui vivono stia cercando di limitarle in molti modi. L'atmosfera generale del film è in realtà piuttosto positiva e spesso gioviale, e la camera di Zein cattura vividamente i momenti di cameratismo nelle soleggiate e polverose strade di Khartoum, ma anche la determinazione delle ragazze a garantirsi la possibilità di competere con giocatrici di altri paesi.

Parlano anche di politica; ci sono diverse discussioni nel film sulla secessione del Sud Sudan e la questione del perché il Sudan è nella Lega Araba. "Siamo musulmani, ma siamo africani, non arabi", osserva una delle ragazze.

L'ultimo atto è incentrato sull'elezione dei dirigenti delle federazioni calcistiche e sulla speranza che un potenziale nuovo capo della sezione femminile possa offrire la possibilità di lottare per una squadra femminile nazionale che possa partecipare alle qualificazioni ai Mondiali...

Tra le scene di dialoghi o di partite di calcio prevalentemente veloci e dinamiche, c'è un segmento bello e poetico in cui la cinepresa di Zein si focalizza su uno dei corpi nudi delle ragazze, in inquadrature che in realtà rivelano ben poco oltre la trama della pelle. Possono essere appassionate di calcio che vivono in una società musulmana strettamente patriarcale, ma ciò che le protagonisti sono, soprattutto, sono giovani donne, ben consapevoli del loro sesso e dei loro corpi, e della necessità di emanciparsi e proteggersi.

Khartoum Offside è una coproduzione tra la sudanese ORE Productions e i rami norvegese e danese di Stray Dog Productions. ORE detiene i diritti internazionali.

(Tradotto dall'inglese)

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