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BERLINO 2019 Forum

Recensione: Years of Construction

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- BERLINO 2019: Utilizzando metodi meticolosi, il regista-artista Heinz Emigholz documenta un viaggio di cinque anni nella luce e nello spazio

Recensione: Years of Construction

Parla di arte, ma è essa stessa arte? Comunque la si prenda, Years of Construction [+leggi anche:
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pellicola del regista-artista tedesco Heinz Emigholz, presentata nella sezione Forum della 69ma Berlinale, rappresenta una di quelle esperienze che chiunque dovrebbe vivere regolarmente a un festival cinematografico, un bagno purificatore di 93 minuti prima di tornare alle Deneuve, Binoche, ai Fatih e Stellan. Perfino con le inquadrature della vernice che asciuga, questo viaggio è tutto fuorché noioso e vale la pena provarlo.

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Nel 2012, al prolifico artista-regista venne offerto un progetto molto singolare da parte del museo Kunsthalle Mannheim. Lo splendido edificio in stile Art Nouveau, costruito nel 1907 (censito come monumento storico), con un’ala supplementare aggiunta nel 1983, doveva essere ristrutturato e la stessa ala del 1983 demolita e sostituita. Emigholz sarebbe mai stato interessato nel documentare l’intero processo, dall’inizio alla fine? Certamente, e meno sapeva meglio sarebbe stato “perché ciò che mi interessava, nonché fulcro del progetto, era il processo di costruzione, di ristrutturazione, di demolizione e ricostruzione, così come i necessari cicli ripetitivi di una forma di contemplazione di accompagnamento”, afferma il regista. 

È esattamente ciò che riusciamo a carpire nell’appendice di Years of Construction, intitolata Photography and Beyond – Part 29 (in un concetto continuo iniziato nel 1974 dal regista). Nel momento in cui la scritta dell’anno “2013” appare sullo schermo, vengono mostrate in sequenza degli scatti delle fontane di Friedrichsplatz, proprio fuori il museo, sia durante il giorno che la notte, mentre eseguono performance acquatiche. La camera, gradualmente, si sposta verso l’edificio del museo, inquadrando e documentando le facciate per poi addentrarsi.  Entra nell’ala prossima alla sostituzione, dove si può ancora ammirare l’ultima mostra: le opere sono posizionate al buio, molti dipinti che necessitano di luce sono appesi in stanze buie con piccole finestre e alcune tra le sculture più grandi riescono quasi ad attraversare il soffitto. Tutto ciò cambierà. Tutte le opere verranno riposte nel magazzino e, quando compare la scritta “2014”, l’ala viene demolita.

Years of Construction è stato girato con un metodo estremamente meticoloso. Emigholz si serve solo di una camera statica, per cui ogni ripresa è più o meno di 4 o 5 secondi, accompagnata da rumori dal vivo. In più o meno mille riprese, riesce a terminare il processo. Quando appare il “2018”, la nuovissima ala, fatta di calcestruzzo, vetro e acciaio, viene inaugurata, le opere sono al loro posto e i visitatori possono assorbire tutta quell’arte, circondati da abbondante luce e spazio. Fuori, gli uccelli cinguettano, le fontane continuano i loro giochi d’acqua e la città continua a vivere come sempre. Nessun dialogo o narrazione fuoricampo. 

Dal 29 marzo, Years of Construction verrà proiettato nel suo luogo d’origine: la nuova ala del museo Kunsthalle Mannheim, come installazione di un film spaziale. In quanto esperienza su grande-schermo, rappresenta uno sguardo intrigante e contemplativo del “mistero dello spirito umano e delle attività umane”, come lo stesso regista ha tenuto acutamente a precisare.

Years of Construction è prodotto da Heinz Emigholz Filmproduktion e dal museo Kunsthalle Mannheim.

(Tradotto dall'inglese da Carlotta Cutrale)

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