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BERLINO 2019 Concorso

Recensione: Synonymes

di 

- BERLINO 2019: Sul tema "Un israeliano a Parigi", Nadav Lapid propone una variazione inettichettabile, assolutamente formidabile

Recensione: Synonymes
Tom Mercier e Louise Chevillotte in Synonymes

È spesso nell'ultimo terzo del Festival di Berlino che arriva la sorpresa della competizione, e questa 69ma edizione non fa eccezione in quanto è proprio in questi ultimi giorni che abbiamo potuto scoprire un film piuttosto geniale, e senza equivalenti nonostante il titolo: Synonymes [+leggi anche:
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di Nadav Lapid. Il fatto che questo lavoro lussureggiante e al tempo stesso diabolicamente preciso si possa descrivere unicamente da solo gli fa solo onore, ma poiché bisogna provarci, si può iniziare con il suo personaggio centrale, Yoav (Tom Mercier), un israeliano che arriva a Parigi con un profondo disgusto per il suo paese belligerante, nel cuore il profondo desiderio di diventare francese e di essere sepolto a Père Lachaise, e nelle mani un dizionario "leggero ma completo".

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Ora bisogna ambientare la scena: Parigi, che gira in tutte le direzioni, e una serie di appartamenti, a cominciare da quello in cui Yoav si trova improvvisamente nudo e solo in una stanza vuota. Si risveglia nell'appartamento chic di Émile (Quentin Dolmaire, protagonista di I miei giorni più belli [+leggi anche:
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di Arnaud Desplechin) e Caroline (Louise Chevillotte, la giovane amante di L'Amant d'un jour [+leggi anche:
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di Philippe Garrel), che lo hanno recuperato mezzo morto di freddo e diventeranno i suoi amici, i suoi protettori e i ricettacoli delle sue storie per tutto il film. A partire da questo incontro, si dispiegano scene e dialoghi bizzarri, letterari, inenarrabili, ognuno dei quali è perfetto in sé.

Eppure il tutto si articola attorno a un asse solido (per non parlare della presenza significativa del totem di israelianità che Yoav porta appeso al suo corpo nelle buffe scene di nudità che scandiscono la storia): l’impresa della metamorfosi in cittadino francese nella quale Yoav si lancia anima e corpo (perché nonostante la sua piacevole varbalità, il film è intensamente fisico), per scontrarsi ancora e ancora con il muro della sua identità nazionale. Stabilisce un regime rigoroso e completo, quasi militare, ma questa disciplina viene regolarmente interrotta da esplosioni di desiderio, rabbia e disperazione misti, sia che combatta, che corra o che balli, che tradiscono la lotta in atto dentro di lui, tra ciò che è e ciò che vuole essere.

A meno che la discordia non derivi dal fatto che per espellere il sistema binario del suo paese d'origine da tutta la sua persona, deve procedere in modo ugualmente manicheo rifiutando completamente un'identità per l'altra, partendo da concezioni radicali sia del suo paese d’origine che del suo paese di elezione (mentre come mostra il suo corso di naturalizzazione, in un paese terzo, francese o israeliano sarebbero entrambi sinonimi di straniero). L'ironia è che anche in Francia, proprio nella classe in cui insegnano a Yoav ad essere francese, finiranno per imporgli un gioco di "vero o falso".

Lapid, dal canto suo, decide di non limitarsi a nessuna delle tante risorse del cinema, anche in termini di fotografia. Primi piani o piani americani, angoli diversi e vari, bianchi immacolati, notti e colori, immagine agitata o fissa: attinge all'intero dizionario del cinema, senza alcuna incoerenza, anzi, al contrario. Alla fine, forse, per descrivere il suo film bisognerebbe ricorrere proprio ai contrari: esuberante e perfettamente controllato, cerebrale e vigoroso, Synonymes è tutto allo stesso tempo, ed è per questo che sfugge a ogni definizione.

Synonymes è coprodotto da SBS Productions con Pie Films (Israele), Komplizen Film (Germania) e Arte France Cinéma. SBS Distribution lo porterà sugli schermi francesi il 27 marzo. SBS International si occupa delle vendite nel resto del mondo.

(Tradotto dal francese)

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