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BERGAMO 2019

Il Bergamo Film Meeting, palcoscenico europeo

di 

- Sette lungometraggi in concorso, ricca selezione di documentari, le personali di Bent Hamer e Alberto Rodríguez, omaggi a Jean-Pierre Léaud e Peter Mullan, il cinema d'animazione di Mariusz Wilczyński

Il Bergamo Film Meeting, palcoscenico europeo
Ray & Liz di Richard Billingham

Il Bergamo Film Meeting, in programma dal 9 al 17 marzo, alla sua 37a edizione torna ad offrire il palcoscenico al cinema europeo. Il festival proporrà 7 lungometraggi in anteprima italiana nella Mostra Concorso; 15 documentari nel concorso Visti da Vicino; un omaggio all’attore simbolo della Nouvelle vague francese Jean-Pierre Léaud, la personale completa dedicata a Karpo Godina, figura centrale del cinema jugoslavo e poi sloveno; la sezione Europe, Now! con le personali di Bent Hamer, regista, sceneggiatore, produttore della nuova onda norvegese, e dello spagnolo Alberto Rodríguez, autore del pluripremiato La isla mínima [+leggi anche:
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intervista: Alberto Rodríguez
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e nel 2018 alle prese con la serie TV La peste. E ancora, un viaggio nella filmografia dell’attore, regista e sceneggiatore televisivo scozzese Peter Mullan; le contaminazioni tra cinema e arte contemporanea con gli svedesi Nathalie Djurberg e Hans Berg; il cinema d'animazione del regista polacco Mariusz Wilczyński.

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Riservata come sempre ai nuovi autori, la competizione internazionale presenta 7 lungometraggi di fiction, inediti in Italia. Oltre al Premio Bergamo FM – UBI Banca di 5.000 euro, in sostegno alle produzioni che investono nel cinema indipendente, da questa edizione una giuria internazionale assegnerà 2.000 euro alla Migliore regia. La giuria è presieduta dal regista italiano Paolo Franchi ed è composta anche da Prune Engler delegata generale del Festival International du Film de La Rochelle e da Bernd Brehmer, direttore del festival Underdox di Monaco.

Ray & Liz [+leggi anche:
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intervista: Richard Billingham
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di Richard Billingham (Regno Unito) è ambientato nel Black Country, alla periferia di Birmingham, negli anni ’80 ed è stato premiato ai British Independent Film Awards e in numerosi festival, da Locarno a Montréal, Seville, Thessaloniki. Britannico anche Obey [+leggi anche:
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di Jamie Jones, su disuguaglianza sociale e lotta di classe nel sobborgo londinese di Hackney. Holy Boom [+leggi anche:
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 (Grecia/Albania/Cipro) è invece una movimentata commedia noir di Maria Lafi, alla sua opera prima, mentre A Decent Man [+leggi anche:
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intervista: Hadrian Marcu
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 (Romania) è firmato da Hadrian Marcu e interpretato da Bogdan Dumitrache (Sieranevada [+leggi anche:
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Q&A: Cristi Puiu
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), qui ingegnere esperto in trivellazioni petrolifere. Borders, Raindrops [+leggi anche:
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 (Bosnia-Erzegovina/Montenegro/Serbia/Svezia/Regno Unito) è una originale opera prima su conflitti, identità e radici, sceneggiata e diretta da due ex jugoslavi formatisi al Central Saint Martins di Londra, Nikola Mijovic e Vlastimir Sudar. Siamo in Argentina, alla vigilia del Colpo di Stato del 1976, con Rojo [+leggi anche:
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intervista: Benjamín Naishtat
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(Argentina/Belgio/Brasile/Germania/Francia/Svizzera) di Benjamín Naishtat, protagonista Alfredo Castro. Ci si sposta a Tucumán, remota periferia dell’Argentina, con El motoarrebatador [+leggi anche:
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(Argentina/Uruguay/Francia), noir in forma di commedia di Agustín Toscano.

Eccellente la selezione dei documentari. Tra gli altri, <3 [+leggi anche:
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di María Antón Cabot (Spagna) del collettivo lacasinegra, qui alla sua prima opera da sola; Sunnyside di Frederik Carbon, frutto di una collaborazione produttiva tra Belgio e Paesi Bassi; Mamacita [+leggi anche:
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di José Pablo Estrada Torrescano (Messico/Germania/Lussemburgo); My Heart Belongs to Daddy [+leggi anche:
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di Sofia Haugan (Norvegia/Svezia); Eastern Memories [+leggi anche:
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di Martti Kaartinen e Niklas Kullström (Finlandia); Mudar la piel [+leggi anche:
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di Ana Schulz e Cristóbal Fernández (Spagna); Vienna Calling [+leggi anche:
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di Petr Šprincl (Repubblica Ceca).

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