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Recensione: La fuga

di 

- L’opera prima di Sandra Vannucchi, candidata all’Efa Young Audience Award 2018, è il racconto semplice e intenso di una ragazzina divisa tra i suoi sogni e la depressione della madre

Recensione: La fuga
Lisa Ruth Andreozzi e Emina Amatovic in La fuga

Avere 11 anni, essere piena di sogni ed energie, ma dover convivere con la depressione di tua madre, con un padre esasperato e con la sensazione di essere invisibile e inascoltata. E’ all’interno di una famiglia che non funziona che ci introduce il primo lungometraggio della regista Sandra Vannucchi (diplomata in Film e Televisione presso la Tisch School of the Arts della New York University, e un passato come assistente di David Chase, creatore e autore della serie TV I Soprano). La fuga [+leggi anche:
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, candidato all’Efa Young Audience Award 2018, racconta con delicatezza e sincerità la discreta ma determinata ribellione di una ragazzina che vuole vivere la sua età, scoprire il mondo e fare nuove amicizie. 

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Siamo a Pistoia, in Toscana. L’atmosfera in casa è schiacciante, eppure la pre-adolescente Silvia (la giovane e brava attrice Lisa Ruth Andreozzi, qui al suo primo ruolo da protagonista) è un’esplosione di vitalità, è brava a scuola e vorrebbe tanto andare a Roma a visitare la città e i monumenti. Ma questo non è possibile, dato che sua madre Giulia (Donatella Finocchiaro) non riesce nemmeno ad alzarsi dal letto, dove giace tutto il giorno, al buio, malata di una depressione cronica difficilmente curabile. E suo padre Pietro (Filippo Nigro) è troppo occupato a provvedere ai bisogni basilari della famiglia (c’è anche un fratellino minore) per stare a sentire le richieste di sua figlia.

Così, in silenzio, Silvia decide di togliere il disturbo, salire da sola su un treno e andarsi a prendere ciò che le spetta – un bel giro a Roma – visto che ha anche vinto il concorso di insetti a scuola e un premio se lo merita. Non sa bene dove andrà a dormire la sera, ma durante il viaggio conosce Emina (Emina Amatovic), una ragazzina rom con cui stringe amicizia e che accetterà di ospitarla nella sua roulotte in un campo nomadi della capitale. Sarà in modo del tutto inusuale, quindi, che la giovane protagonista si vivrà il suo soggiorno a Roma: andrà a visitare piazza Navona, sì, ma si ritroverà anche a mendicare ai semafori e parteciperà alle feste dei suoi nuovi amici zingari (tutti attori non professionisti, in un vero campo nomadi), il tutto con una totale mancanza di paura e pregiudizi che solo i bambini sanno avere. Fino a quando non capirà che è giunto il momento di tornare a casa. 

In questo inno spontaneo all’amicizia tra culture diverse sta uno dei pregi di questo piccolo film, scritto in modo semplice e immediato (la sceneggiatura firmata dalla regista con il produttore Michael King è stata premiata al Wonderfest International Children’s Festival Bucharest, tra i tanti riconoscimenti ricevuti) e che trasuda freschezza e autenticità, visto che prende le mosse, in parte, dall’esperienza personale di Vannucchi. La fotografia è opera di Vladan Radovic, David di Donatello 2015 per il suo lavoro in Anime nere [+leggi anche:
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intervista: Francesco Munzi
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; da notare anche il montaggio di Osvaldo Bargero e Luigi Mearelli che, in particolare nella prima parte, alternano presente e antefatto in modo fluido ed efficace. 

La fuga è una coproduzione italo-svizzera di Perché No Films e Zas Film in collaborazione con RSI - Radiotelevisione Svizzera di Lingua Italiana. In Italia è distribuito nelle sale (dal 7 marzo) da Lo Scrittoio, il rivenditore estero è Film Republic.

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