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VISIONS DU RÉEL 2019

La programmazione della 50esima edizione di Visions du réel sotto il segno della libertà

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- Il festival di Nyon (5-13 aprile) raggiunge l’importante traguardo dei cinquant’anni senza aver perso nulla della radicalità che l’ha sempre caratterizzato

La programmazione della 50esima edizione di Visions du réel sotto il segno della libertà
Passion - Between Revolt and Resignation di Christian Labhart

Sebbene la libertà e l’apertura: a nuovi linguaggi cinematografici, a nuovi temi, a nuove sperimentazioni, siano ormai parte integrante di Visions du réel, è proprio sotto il segno di queste due caratteristiche (sottolineate e ancora una volta rivendicate) che si pone l’importante cinquantesima edizione del festival sul Lemano (5-13 aprile), ricco di ben 169 films (fra cui 102 prime mondiali o internazionali) provenienti da 58 paesi.

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Sempre ben disposto ad indossare il ruolo di esploratore, alla ricerca di nuovi sguardi che sfidano ancora una volta la malleabile definizione di “film documentario”, Visions du réel propone quest’anno, oltre ai 95 film delle differenti sezioni competitive: lungometraggi, Burning Lights, lungometraggi nazionali, medio e cortometraggi e Opening Scenes dedicata alle nuove leve, 36 produzioni e coproduzioni svizzere, un omaggio dedicato all’immenso e provocatorio regista tedesco Werner Herzog (che oltre a ricevere il Sesterzio d’oro Premio Raiffeisen Maître du Réel, dirigerà anche un’imperdibile Masterclass), così come due interessantissime atelier dirette da Tariq Teguia e il duo di registi Massimo D’Anolfi e Marina Parenti. Se il regista algerino (che terrà una Masterclass e di cui si potranno (ri)scoprire i film) opta per una forma cinematografica più esplicitamente politica, è verso l’unione di poesia e politica che si dirigono D’Anolfi e Parenti (Spira Mirabilis [+leggi anche:
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).

Fra i 15 film che concorrono quest’anno nella Competizione Internazionale lungometraggi e che sfidano letteralmente la definizione di “documentario”, ritroviamo ben 12 film europei fra produzioni e coproduzioni. Il solo svizzero di quest’anno è Passion - Between Revolt and Resignation [+leggi anche:
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di Christian Labhart, saggio quasi mistico sulla complessità del vivere contemporaneo. Il franco-belga Century of Smoke [+leggi anche:
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di Nicolas Graux ci trasporta invece nel lontano Laos, mentre Dreams from the Outback [+leggi anche:
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del danese Jannik Splidsboel da voce alla comunità aborigena australiana. Il tedesco Thomas Heise decide invece di concentrarsi sulla complessità del suo paese nel suo Heimat is a Space in Time [+leggi anche:
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, già proiettato nel Forum della Berlinale. Kiruna – A Brand New World [+leggi anche:
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di Greta Stocklassa ci fa viaggiare verso una città che per continuare ad esistere deve letteralmente traslocare. Un viaggio singolare (dalla natia Germania alla Romania) anche quello dei giovani protagonisti del tedesco Out of Place di Friederike Güssefeld. Il Concorso Internazionale conta ancora tre coproduzioni europee: That Which Does Not Kill [+leggi anche:
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di Alexe Poukine (Belgio/Francia), The Wind. A Documentary Thriller [+leggi anche:
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intervista: Michał Bielawski
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di Michal Bielawski (Polonia/Slovacchia)e Celles qui restent [+leggi anche:
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di Ester Sparatore (Francia/Italia/Belgio). Tre infine i documentari prodotti con un paese europeo: il poetico ed incisivo Aether [+leggi anche:
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di Rûken Tekes (Turchia/Italia), Norie di Yuki Kawamura (Lussemburgo/Giappone), e When the Persimmons Grew [+leggi anche:
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di Hilal Baydarov (Azerbaigian/Austria).

Per quanto riguarda Burning Lights, la seconda sezione competitiva dedicata ai lungometraggi, fra i 16 film selezionati ritroviamo ben quattro svizzeri: Loulou [+leggi anche:
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di Nathan Hofstetter, Madame [+leggi anche:
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di Stéphane Riethauser, Naturales Historiae di Pauline Julier, e la coproduzione con la Francia Le Pays di Lucien Monot (mediometraggio). Francesi anche Paysage Ordinaire [+leggi anche:
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di Damien Monnier, La Maison [+leggi anche:
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 di Mali Arun e Piuccheperfetto di Riccardo Giacconi (mediometraggio). The Sound Is Innocent [+leggi anche:
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di Johana Ožvold è invece una produzione fra Francia, Repubblica Ceca e Slovacchia. Presente anche la Germania con Animals [+leggi anche:
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, di Jonas Spriestersbach, e una coproduzione con l’Iran: In the Name of Scheherazade or the First Beergarden in Tehran, di Narges Kalhor.

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