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VISIONS DU RÉEL 2019

Recensione: Fiancées

di 

- Il primo lungometraggio di Julia Bünter esplora, senza giudicare, le contraddizioni della società egiziana in bilico fra passato e presente

Recensione: Fiancées

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della giovane regista svizzera Julia Bünter (presentato in prima mondiale a Visions du réel nella Competizione nazionale) raccoglie un ricco e prezioso materiale che ci permette di osservare dall’interno una società in piena evoluzione: ancorata ad un oriente tradizionalista e severo ed allo stesso tempo intrigata da un occidente che profuma di libertà.

Lasciando liberamente esprimere i suoi protagonisti: tre coppie in procinto di sposarsi, la regista ci permette di ascoltarne i loro differenti punti di vista sulla società nella quale vivono. Sebbene il film parli indubbiamente di matrimonio, non si limita però a questa istituzione, al contrario questo diventa pretesto per affrontare i rapporti di coppia che si tessono all’interno di una società in divenire, allo stesso tempo affascinante e irritante.

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Julia Bünter si rivela un’ottima e paziente ascoltatrice che registra ciò che la circonda con grande rispetto, cosciente della complessità dei rapporti che sta osservando. Attraverso l’esplorazione di tre realtà abbastanza diverse fra di loro: una coppia, Batool e Bassam, giovani attori alle prese con la pressione esercitata dalle loro famiglie non sempre in accordo con le loro aspirazioni, una seconda composta da Marize e Ramy, due cristiani benestanti che mescolano tradizione e libertà, e una terza, Randa e Abdelrahman, nati in una famiglia mussulmana più tradizionalista che rivendicano un’eguaglianza fra i sessi ancora lontana, Fiancées gioca il ruolo di porta d’accesso verso una realtà troppo spesso giudicata ma raramente ascoltata. 

Preciso, intriso d’una grande umanità e variegato senza pretendere all’esaustività, lo sguardo della regista non questiona mai direttamente il dire dei suoi personaggi ma al contrario lo accoglie come un dato di fatto sul quale riflettere. Ricchi delle impressioni dei sei giovani futuri sposi (delle loro famiglie, consiglieri e altro), tanto divertenti quanto difficili da sopportare, ci rendiamo conto delle contraddizioni di una società ben più complessa di quello che potremmo credere. 

Lontani da un manicheismo al quale si fa oggigiorno troppo spesso ricorso per catalogare realtà molto diverse da quella occidentale, il documentario rende conto di una società ancora tutta da costruire, in piena mutazione: fra timore ed eccitazione.

La discussione fra Randa, una delle fidanzate, sua mamma e la consigliera matrimoniale, propone dei momenti davvero esilaranti e catartici: “mi dispiace ma ho visto il marito lavare i piatti proprio di fronte a me”, lancia scioccata la presunta esperta in matrimoni. In tutta risposta Randa esplode: “non c’è nessun obbligo religioso per la donna ad occuparsi delle faccende domestiche!”, o ancora “rigetto quest’idea di superiorità”. Un confronto diretto e sincero fra due visioni opposte del mondo che convivono malgrado tutto. 

Ciò che colpisce è l’impegno che ognuno mette nell’esprimere le proprie emozioni, i propri dubbi e le proprie paure, alla ricerca di un consenso comunque difficile da ottenere. 

Marcato da questi evidenti contrasti, Fiancées esplora le pressioni sociali e i fantasmi che anche alle nostre latitudini marcano l’istituzione matrimoniale. Sorta di ingrandimento d’una realtà tutto sommato universale il film ci spinge a riflettere non solo sulla nostra concezione della società egiziane (e le conseguenti riflessioni attorno al velo islamico ed alle costruzioni di genere), ma anche sul nostro proprio quotidiano, forse meno “emancipato” di quello che vorremmo credere. 

Fiancées è prodotto da Luc Peter di Intermezzo Films che si occupa anche delle vendite all’internazionale.

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