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Recensione: Don't Go

di 

- La terza fatica registica di David Gleeson è ricca di atmosfere visivamente sorprendenti, ma trarrebbe maggior beneficio da uno script più raffinato

Recensione: Don't Go
Stephen Dorff e Grace Farrell in Don't Go

Il nuovo thriller psicologico di David Gleeson, Don't Go [+leggi anche:
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, è uscito nei cinema irlandesi il 12 aprile, dopo essere stato presentato in anteprima al 30° Galway Film Fleadh la scorsa estate. È il terzo lungometraggio del regista di Limerick, dopo il dramma di formazione del 2003 Cowboys & Angels e il film criminale del 2006 The Front Line [+leggi anche:
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. La storia, scritta da Ronan Blaney e dallo stesso regista, segue Ben Slater (Stephen Dorff), uno scrittore americano tormentato, e sua moglie Hazel (Melissa George), che hanno perso la loro giovane figlia Molly (Grace Farrell) in un terribile incidente. Sei mesi dopo, la coppia sta lottando per far fronte alla perdita, e Ben inizia gradualmente a perdere il contatto con la realtà.

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Poco si sa dei personaggi principali e del perché stanno trascorrendo la loro vita in Irlanda. Ben si è scontrato con il blocco dello scrittore e decide di insegnare in una scuola cattolica locale, mentre Hazel ha intenzione di trasformare la propria casa al mare in un hotel. Ben ha un sogno ricorrente e crede che, attraverso le sue apparizioni oniriche, sua figlia stia cercando di mandargli un messaggio per permettergli di salvarla. Nel tentativo di evocare il sogno più spesso, Ben continua a dormire sulla spiaggia vicino alla sua villa, beve whisky e prende antidepressivi. Inoltre, la storia mostra l'intrusione – che è in realtà abbastanza improvvisa e un po’ difficile da credere – della migliore amica di Hazel, Serena (Aiobhinn McGinnity), che è probabilmente il personaggio più interessante e sottosviluppato. Sfortunatamente, per circa due terzi del film, la narrativa è piuttosto ripetitiva e manca di tensione. La presenza affabile di Padre Sean (Simon Delaney), un prete che sviluppa una relazione amichevole con Ben, alleggerisce certamente lo stato d'animo cupo, ma allo stesso tempo, il suo ruolo ha poca influenza sulla trama.

Durante l'ultimo terzo del film, la rabbia inesauribile di Ben sembra finalmente animare il ritmo noioso della storia. Dopo un incidente d'auto, si presenta durante la serata di apertura dell'hotel organizzata da Hazel, si comporta in modo aggressivo, sente suoni misteriosi nella sua testa, sale la scala e inizia a demolire un muro con un martello. Qui, ciò che colpisce lo spettatore è il fatto che i numerosi ospiti presenti alla festa non esitano ad abbandonare Hazel e a lasciarla sola con un uomo in uno stato mentale palesemente alterato.

Ciò nonostante, Dorff e George sono adatti nei loro ruoli. In particolare, Dorff è in grado di fornire una buona interpretazione di questo padre tormentato, nonostante non sia completamente supportato dalla scrittura. La fotografia e la colonna sonora sono altri due punti salienti. Il direttore della fotografia James Mather (Nails, Frank [+leggi anche:
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) offre alcune belle immagini della campagna irlandese e fa del suo meglio per ritrarre la paranoia di Ben attraverso sorprendenti riflessi blu e rossi, visibili durante le scene ambientate sulla spiaggia e al piano superiore della villa. Anche il compositore olandese Ferry Corsten fa un buon lavoro, perché le sue tracce sono semplici e ben adattate all'atmosfera del film.

Il principale difetto del lavoro di Gleeson è il suo finale; la spiegazione generale che dà sembra piuttosto affrettata e riecheggia un certo numero di film cult del passato di questo genere. Tuttavia, fornisce agli spettatori una conclusione chiara delle vicissitudini dei personaggi. Tutto sommato, è un film medio, e anche se certamente non memorabile, è uno di quelli che può semplicemente intrattenere gli appassionati del genere.

Don't Go è una presentazione di Amasia Entertainment (Stati Uniti) e Wide Eye Films (Irlanda). La società con sede a New York IFC Films è responsabile della sua distribuzione nelle sale internazionali.

(Tradotto dall'inglese)

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