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CANNES 2019 Semaine de la Critique

Recensione: Litigante

di 

- CANNES 2019: Il film d’apertura della Semaine de la Critique, di Franco Lolli, segue con sensibilità un personaggio femminile che affronta una serie di circostanze molto difficili

Il film si apre con il rumore di una macchina per la risonanza magnetica e un senso di incertezza su ciò che sta accadendo e su cosa aspettarsi. Il soffocamento del corpo che l'imponente tubo di metallo racchiude è un motivo che accompagnerà, sottilmente ma con forza, l'intero racconto del secondo lungometraggio, Litigante [+leggi anche:
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, film d'apertura della Semaine de la Critique di quest'anno, del regista colombiano e pupillo di questa sezione del Festival di Cannes, Franco Lolli. Se il cancro della paziente qui esaminato funge da arco narrativo del film, non è questa anziana signora il suo personaggio principale, ma sua figlia Silvia (Carolina Sanín), che è anche madre single, sorella, avvocato, donna.

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E se la scena che segue – dove la madre, Leticia (Leticia Gomes), resiste ostinatamente alle proposte terapeutiche dell'oncologo – è probabilmente uno dei momenti peggiori che possiamo vivere in un'esistenza, questo è solo uno dei gravi problemi che dovrà affrontare Silvia: su tutti i fronti, si accumulano situazioni critiche – si ritrova persino coinvolta, nonostante la sua probità, nelle manovre del suo capo al Dipartimento dei Lavori Pubblici di Bogotà, un uomo corrotto fino all'osso che la strumentalizzerà fino a raggiungere il suo punto di rottura, e ciò nonostante il suo alto livello di resistenza a tutti i colpi che le vengono inflitti dalle circostanze. È vero che negoziare è il mestiere (da cui il titolo spagnolo del film) di questa eroina moderata, e il suo modo di essere in generale... Ma la trattativa più difficile, persino straziante, benché pudica, è quella che conduce silenziosamente ogni momento dentro se stessa, mentre si sommano problemi molto seri che non hanno risposte semplici, ma di fronte ai quali non è mai completamente sola.

Infatti, senza smettere mai di seguire il suo personaggio molto da vicino, e di scrutare il suo volto che si sforza di restare calmo, Lolli mostra sempre Silvia nel cuore del suo universo familiare (tranne quando viene trascinata, due volte, a fare un po’ di vita mondana, suo malgrado) che lei continua a scegliere ogni volta, proprio come ha deciso di avere il suo bambino senza chiedere nulla al padre (che pertanto è tutt’altro che lontano, e si occupa di lei), con le sue ostinate frizioni e disaccordi, e le sue seccature, ma anche tutto l'amore che le trascende.

Così, tra le circostanze estremamente difficili che circondano il suo personaggio e la forte presenza dei suoi parenti, Franco Lolli lavora su due terreni carichi di emozioni, e lo fa restituendo tutta la complessità con una delicatezza che rende l’opera ancora più sconvolgente. L'emozione del film è anche dovuta alle notevoli performance precise e sensibili che il regista ha saputo ottenere dai suoi attori non professionisti. Questo realismo psicologico, che evoca Pialat e la profonda umanità di un certo cinema argentino, si basa anche su una sceneggiatura estremamente ben scritta (per la quale Lolli è stato assistito da Marie Amachoukeli, co-regista di Party Girl [+leggi anche:
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, premiata con la Caméra d'or e il Prix d'ensemble Un Certain Regard nel 2014, e Virginie Legeay, già co-sceneggiatrice del suo primo lungometraggio, Gente de bien [+leggi anche:
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– anche lì, uno dei temi centrali, trattato in modo sensibile, era la famiglia) e una messa in scena sicura, che mantiene le promesse del primo lungometraggio di Lolli, presentato anch’esso alla Semaine de la Critique.

Litigante è coprodotto da SRAB Films e Les Films du Worso (Francia) con Evidencia Films (Colombia). Sarà distribuito in Francia da Ad Vitam. Le vendite internazionali sono affidate a Kinology.

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(Tradotto dal francese)

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