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CANNES 2019 Concorso

Recensione: Le Jeune Ahmed

di 

- CANNES 2019: I fratelli Dardenne tornano ai fondamenti del loro cinema, ritraendo un bambino catturato nel vortice della radicalizzazione religiosa

Recensione: Le Jeune Ahmed
Idir Ben Addi e Othmane Moumen in Le Jeune Ahmed

Ahmed, 12 anni o poco più, si prepara in silenzio. Sta per assistere il suo imam per la preghiera. Esegue con diligenza i gesti del rituale religioso. "Non sono più un bambino", dice Ahmed, e invece lo è. Ed è proprio con il suo scotch da scolaro che mette a punto gli ultimi preparativi per il suo progetto omicida. In rotta con i suoi cari, Ahmed è preso tra gli ideali di purezza del suo imam e le chiamate della vita.

Affrontando di petto un soggetto follemente complicato, se non pericoloso – la radicalizzazione islamista – in Le Jeune Ahmed [+leggi anche:
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intervista: Jean-Pierre e Luc Dardenne
scheda film
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, presentato in concorso al 72° Festival de Cannes, Jean-Pierre e Luc Dardenne lo passano attraverso il filtro del loro cinema, un cinema diretto pieno di umanismo. La buona idea qui è di aver scelto come protagonista non un ragazzo e neanche un adolescente, ma un bambino, che vive nel profondo il suo fanatismo. Dall'alto dei suoi 12 anni, Ahmed può concepire il radicalismo solo in modo assoluto, senza alcuna barriera o restrizione. Non si accontenta del discorso radicale dell'imam, che è pronto a ritrattare non appena Ahmed tenta di applicarlo alla lettera.

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Non si spiegano mai i motivi della radicalizzazione di Ahmed. Ma al termine di una manciata di scene che illustrano la rottura totale tra il ragazzo e la sua famiglia, capiamo che Ahmed non ha più un padre, un padre scomparso che accusa oltretutto di non essere stato un figura autorevole musulmana che avrebbe potuto ammirare. Al suo fianco (anche al suo capezzale) si succedono vari padri surrogati, i quali non riescono a comunicare con Ahmed. Persino il suo imam finisce per perdere il contatto con lui. Sua madre e la sua insegnante sono impotenti di fronte al mutismo e all'impermeabilità di Ahmed.

Le manifestazioni di benevolenza possono anche arrivare da tutte le parti, ma nulla riesce a deviare il ragazzo dal destino mortale che si è scelto. E agli adulti intorno a lui – come a quelli seduti in sala – non restano che i loro occhi per piangere questa realtà crudele: è impossibile salvare i nostri figli se non vogliono essere salvati.

Eppure i fratelli Dardenne aprono una porta. Costruendo magistralmente una tensione narrativa severa, che oscilla tra il carattere inalterabile della volontà di Ahmed e la profonda convinzione che non sia in grado di portare davvero a termine il suo disegno oscuro, i cineasti filmano i difetti di questo giovane corpo che a volte sembra resistere all'indottrinamento, e le piccole crepe che suggeriscono una possibile via di fuga.

Nel ruolo chiave di Ahmed, un attore esordiente, il giovane Idir Ben Addi, la cui incredibile tenacia riattiva il DNA del cinema dei Dardenne, che magnifica la prima apparizione sullo schermo di un giovane trasformandolo in personaggio di finzione, come è stato, fra gli altri, per Jérémie Renier in La Promesse o Emilie Dequenne in Rosetta.

Le Jeune Ahmed, 11mo lungometraggio dei fratelli Dardenne, l’ottavo in concorso nella Selezione ufficiale del Festival di Cannes, è prodotto dalla società creata dai cineasti, Les Films du Fleuve (Belgio) e Archipel 35 (Francia). Il film è venduto all’estero da Wild Bunch. Esce il 22 maggio in Francia (dove è distribuito da Diaphana) e in Belgio (distribuito da Cinéart).

(Tradotto dal francese)

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