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CANNES 2019 Quinzaine des Réalisateurs

Recensione: Dogs Don't Wear Pants

di 

- CANNES 2019: Il regista finlandese J.-P. Valkeapää dimostra che tutto ciò di cui hai bisogno è l'amore... e un sacchetto di plastica

Recensione: Dogs Don't Wear Pants
Krista Kosonen in Dogs Don’t Wear Pants

Le aspettative erano altissime nei riguardi di Dogs Don’t Wear Pants [+leggi anche:
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di J.-P. Valkeapää, selezionato a Cannes alla Quinzaine des réalisateurs, e siamo molto lieti di comunicare che il film è anche meglio del suo già formidabile titolo. Dopo la miscela esplosiva di horror nei boschi e trucco da procione in They Have Escaped [+leggi anche:
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del 2014, il regista finlandese dimostra ancora una volta di essere, grazie a Dio, una mente molto, molto disturbata. Il suo nuovo film si apre su quella che è chiaramente una versione finlandese del paradiso, con piccole casette di legno e un silenzio rilassante, eppure ci vogliono meno di cinque minuti perché una donna anneghi mentre suo marito Juha (Pekka Strang di Tom of Finland [+leggi anche:
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) schiaccia un pisolino. Da quel momento, lui sviluppa una passione per il soffocamento, che potrà davvero soddisfare solo quando incontra Mona (Krista Kosonen), una dominatrice che regna nel seminterrato del negozio di tatuaggi illuminato al neon dove la figlia di Juha si fa perforare la lingua.

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Certo, è tutto molto triste, ma è difficile non ridere, soprattutto perché le cose si animano proprio a partire da lì, quando Juha, rispettato chirurgo, accetta rapidamente di non essere, nell'universo notturno di Mona, altro che un cane, e i cani non indossano i pantaloni – mentre i suoi colleghi dell'ospedale, preoccupati, si chiedono se "tutti i suoi Moomin sono nella valle ", come si dice da quelle parti. Ma il suo formidabile e contorto senso dell'umorismo non è l'unico motivo per cui questo film è forse il migliore di Valkeapää finora: c’è in questa storia così tanto cuore che persino l'autrice di queste righe ha sentito il suo potente battito, quando la frase banale "tu mi completi" viene improvvisamente barattata con uno "strangola più forte", accenni di frusta e un cagnolino comprensibilmente terrorizzato. E c’è chi dice che la commedia romantica è morta.

"Prendi L’appartamento di Billy Wilder: parla di suicidio, depressione, delusione e non essere amati, eppure è divertente. Spero che ci sia un po’ di Billy Wilder da qualche parte nel mio film", il regista finlandese disse a Cineuropa qualche tempo fa, e ha senso, perché nonostante tutto il dolore che travolge il personaggio, Dogs Don’t Wear Pants a volte fa ridere di gusto. Soprattutto grazie all'approccio molto pragmatico che i personaggi hanno alle cose, per quanto bizzarre possano essere, come la promessa di visitare il Museo di Storia Naturale per sopperire al fatto che tuo figlio minorenne ti ha trovato tra le grinfie di una donna vestita di pelle, davanti a qualcosa che sembra venire direttamente da Hellraiser. Ecco perché tutti i riferimenti alla famosa stanza rossa del dolore possono finire qui: al posto dei jeans iper attillati di Jamie Dornan e dell’immancabile musica pop che fa da sfondo a dolci scene d’amore, qui si hanno sesso ed emozioni finalmente plausibili, con tutta la goffaggine e l'imbarazzo che ne derivano, ma anche esplosioni di tenerezza inaspettate. E sì, confermiamo, non ci sono pantaloni.

Dogs Don’t Wear Pants è prodotto da Aleksi Bardy e Helen Vinogradov, della finlandese Helsinki-filmi, ed è coprodotto da Alise Gelze e Aija Berzina, della compagnia lettone Tasse Film. Le vendite internazionali sono gestite da The Yellow Affair; la distribuzione nordica è curata da SF Studios.

(Tradotto dall'inglese)

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