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DOCAVIV 2019

Recensione: Picture of His Life

di 

- Il documentario di Yonatan Nir e Dani Menkin sul tentativo del fotografo subacqueo Amos Nachoum di realizzare una foto quasi impossibile ha aperto il 21° Docaviv

Recensione: Picture of His Life
Amos Nachoum in Picture of His Life

Amos Nachoum è il fotografo di scena subacqueo maggiormente acclamato al mondo. Nella sua lunga carriera ha scattato foto ravvicinate a grandi squali bianchi, foche leopardo, orche, anaconde e coccodrilli, ma un animale gli sfugge da sempre: l’orso polare a caccia sott’acqua. Oggi, all’età di 65 anni, proverà ancora a immortalare l’animale che l’aveva quasi ucciso l’ultima volta che tentò di fotografarlo. Quest’uomo e la sua ricerca dello scatto impossibile sono il soggetto di Picture of His Life [+leggi anche:
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scheda film
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, l’ultimo documentario di Yonatan Nir e Dani Menkin che ha appena aperto il 21esimo Tel Aviv Documentary Film Festival Docaviv.

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Nir e Menkin introducono il protagonista attraverso le testimonianze dei suoi stimati colleghi ed esperti, compresi Jean-Michel Cousteau e Adam Ravetch, direttore della fotografia e vincitore di Emmy, che accompagnerà Amos al Lago Baker nell’Artico canadese. Qui, con l’aiuto degli Inuit locali, cercheranno di scovare e fotografare l’orso polare sott’acqua. Ma come racconta uno dei narratori del film, la dr.ssa Sylvia Earle, esploratrice del National Geographic, i due avranno a disposizione una finestra di soli cinque giorni in cui sarà possibile eseguire lo scatto, dato che il ghiaccio si sta ritirando. Questa prospettiva è affrontata anche attraverso le conversazioni con gli Inuit, i quali stanno perdendo il proprio modo di vivere a causa della diminuzione del numero di animali che possono cacciare. E l’aumento della frequenza di attacchi da parte di orsi polari nei confronti dell’uomo è in parte attribuita alla perdita delle loro risorse alimentari primarie di questi animali.

Per quando riguarda la vita privata di Amos, le sue due sorelle parlano di come sia cresciuto sotto la mano pesante del padre che voleva fosse una persona “normale”, vale a dire che diventasse un muratore con una famiglia tradizionale. Un segmento del film con il padre di Amos a spiegare che il figlio non dà nulla alle altre persone e tutto ciò che fa lo fa solo per sé – con Amos stesso nella sequenza, che corruccia le folte sopracciglia – è inserita in un contesto musicale drammatico, di cui tutto il film è permeato. La colonna sonora di Chris Gubisch alterna tra levare, atmosfera e suspense, e Nir e Menkin la utilizzano in tutto il film, in cui a volte risulta eccessiva ma che inoltre gli consente di raggiungere picchi drammatici semplicemente spegnendo la musica in momenti chiave.

Amos stesso è un uomo di poche parole, quanto meno per la telecamera. Non lo si sente parlare per almeno la prima mezz’ora del film, quando in un’intervista esclusiva parla degli orrori della guerra. Amos, in effetti, iniziò come fotografo di guerra dopo essere stato un soldato nella guerra arabo-israeliana del 1973, che fu particolarmente sanguinosa.

Nir e Menkin si concentrano giustamente sugli effetti visivi. Le testimonianze di famosi subacquei ed esperti di vita selvaggia sono riportate solo attraverso il suono, sullo sfondo di immagini iconiche che Amos ha prodotto nel corso della propria carriera. Se si cerca su Google il suo nome, è probabile riconoscerne molte.

La spedizione di cinque giorni è inframezzata da queste storie di sottofondo, a volte montate insieme in maniera eccessivamente scontata. Ma la ricerca in sé è molto eccitante e carica di suspense, e viene consegnata al pubblico al meglio, perché la viva senza alcuna preconoscenza. Basta dire che la vita di Amos è minacciata ancora una volta dall’animale pericoloso, e la relazione travagliata con il padre giunge a un epilogo potente e commovente.

Picture of His Life è una coproduzione realizzata dalla società israeliana Hey Jude Productions, la canadese Yonatan Nir Films e la statunitense Playmount Productions. Yonatan Nir ne detiene i diritti internazionali.

(Tradotto dall'inglese da Gilda Dina)

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