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ART FILM FEST 2019

Recensione: Batastories

di 

- Il documentario di Peter Kerekes sull'impero calzaturiero di Bata riassume abilmente la storia dell'azienda, ma non riesce a guardare al suo significato socioculturale con un occhio critico

Recensione: Batastories

Nel suo ultimo documentario, Batastories [+leggi anche:
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, presentato in anteprima nella sezione Slovak Season all’Art Film Fest a Košice, il regista slovacco Peter Kerekes racconta la storia di successo dell'azienda di scarpe Bata. Simile ai precedenti lavori di Kerekes 66 Seasons e Cooking History, che ruotano attorno a una piscina slovacca e alle cucine da campo di tutto il mondo, rispettivamente, Batastories intreccia diverse storie provenienti da varie parti del globo e diversi decenni, con le calzature che rimangono al centro.

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Partendo dall'aspetto biografico della storia, Kerekes ripercorre la vita e la carriera del fondatore della fabbrica Tomáš Baťa, del suo erede e figlio Thomas J. Baťa, nonché del suo fratellastro e successore Jan Antonín Baťa. I tre protagonisti provengono da una famiglia ceca di ciabattini che risale a diverse generazioni. Con l'uso di vecchi filmati e foto, il film racconta come i Baťa abbiano costruito un impero di scarpe nella città di Zlín, prima di diventare pionieri della globalizzazione e della produzione di massa.

Ad aggiungere complessità al montaggio dei filmati storici è una voce fuori campo che getta uno sguardo nel diario di Baťa, sottolineando le sue ambizioni non solo di creare un marchio globale, ma anche di costruire un'infrastruttura moderna attorno alle fabbriche, cambiando il volto architettonico delle città dove la sua azienda si espandeva in nome del suo amore per il funzionalismo. "Non avevo scelta; dovevo essere odiato", recita il diario, riecheggiando la sua visione di un regime severo. Mentre il film dedica molto tempo al ritratto multistrato del fondatore, al contrario, suo fratello e suo figlio sono appena accennati. Jan Antonín è principalmente una lista di successi imprenditoriali, mentre Thomas J. è semplicemente un epilogo nell'arco della storia dell'azienda, così come è presentata nel film.

Mentre le interviste con i nipoti di Tomáš Baťa e Jan Antonín aggiungono un elemento personale alle biografie, le testimonianze degli attuali ed ex dipendenti di Bata costituiscono il secondo focus del documentario. Vengono mostrate le fabbriche e le relative infrastrutture che i Baťa hanno costruito in tutto il mondo, e l'impatto che queste hanno avuto sulle strutture demografiche e sociali fino ad oggi. Il film salta tra varie località in India, Kenya, Brasile, Francia e Repubblica Ceca, sottolineando la somiglianza fra esse ed esaltando l'eredità di Baťa.

È nel tentativo di catturare i risultati delle scarpe Bata in un contesto internazionale che il documentario a volte si trova su un terreno scivoloso. Invece di concentrarsi solennemente sull'impatto che Bata ha avuto sulle comunità, cerca di tracciare paralleli tra la vita di un calzolaio ceco benestante e gli operai contemporanei provenienti da regioni meno sviluppate del mondo. "La sua scarpa mi ha cambiato la vita", dichiara un impiegato appassionato, facendo oscillare ulteriormente il pendolo della narrazione nel territorio delle pubbliche relazioni, piuttosto che mantenendo una distanza professionale. Ciò è ulteriormente confermato dalla sottovalutazione di aspetti come, ad esempio, l'abbattimento degli alberi nella giungla brasiliana incontaminata per costruire le fabbriche e il fatto di essere una delle prime società ad abbracciare gli aspetti più aggressivi della globalizzazione.

Batastories è una lezione di storia ben costruita per coloro che non conoscono l'affascinante vicenda dell'ex impero calzaturiero ceco (ora di proprietà canadese). Alla fine, tuttavia, evita accuratamente di impegnarsi in una critica profonda dell'eredità della compagnia, tessendone invece le lodi in un coro unanime.

Batastories è una collaborazione slovacco-ceco-francese. È prodotto dalla francese Seppia, e coprodotto da Peter Kerekes Film, Negativ Film Productions, Czech Television e ARTE France Cinéma.

(Tradotto dall'inglese)

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