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KARLOVY VARY 2019 Concorso

Recensione: Lara

di 

- Presentato nel concorso di Karlovy Vary, il secondo lungometraggio di Jan-Ole Gerster esplora il lato oscuro delle ambizioni materne

Recensione: Lara

Dopo il suo fortunato debutto cinematografico, Oh Boy [+leggi anche:
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, il regista tedesco Jan-Ole Gerster torna a Karlovy Vary (così come nella sezione New German Cinema del Filmfest München) con Lara [+leggi anche:
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, un film in selezione ufficiale così deliziosamente gelido che sembra quasi strano non vedere il vapore uscire dalle bocche dei suoi personaggi mentre parlano. Il film dimostra ancora una volta che il cinema sarebbe sicuramente molto più povero se non fosse per genitori prepotenti, che spingono i loro figli a realizzare tutto ciò che loro stessi non hanno fatto e anche di più, riuscendo nel contempo ad alienarli tra un'odiosa lezione di tennis e un recital di pianoforte. Ma anche se c'è un pizzico di familiarità nella storia di Lara (Corinna Harfouch), che sta per compiere 60 anni esattamente lo stesso giorno in cui il suo talentuoso figlio pianista Viktor (Tom Schilling) sta finalmente per esibirsi in un concerto sold-out, essa contiene momenti molto efficaci.

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Questo è dovuto principalmente alla sua protagonista, in qualche modo somigliante a Isabelle Huppert in La pianista, con il suo orecchio addestrato, il suo abbigliamento conservatore e la criniera di capelli rossi. Non si può negare che sia una performance dannatamente bella e sottile, comprendente nient'altro che qualche smorfia e sbuffi di sigarette rubate, che ti fanno quasi sentire l'odore della disfunzione.

Ma Lara non è un mostro – oh no, questo renderebbe le cose troppo facili. Il fatto è che non riesce a trattenersi, e non può fare a meno di lasciarsi andare a commenti sprezzanti poche ore prima dell'esibizione più importante della carriera di suo figlio (una carriera perfettamente gestita, visto che si tratta di una donna che sa esattamente come muoversi) né di schernire un bambino che ha appena conosciuto. "Nessun limite, nessuna ambizione. I tuoi poveri genitori", fa la sua tirata, una strana versione della sindrome di Tourette con parole offensive che le escono fuori quasi suo malgrado. Ma c'è molto di più nelle sue azioni oltre alla crudeltà, poiché molto tempo prima, a Lara è stato negato il futuro che desiderava e ancora prova risentimento per coloro che oggi hanno una possibilità – anche se sono suoi parenti, i poveri bastardi.

È davvero un piacere provare a decifrarla, mentre sorride sentendo che è universalmente disprezzata dagli ex colleghi o la vediamo quasi disperata mentre distribuisce biglietti a perfetti sconosciuti. Vuole sempre impressionare gli altri, anche se attraverso i risultati del figlio, visto che la donna un tempo "follemente ambiziosa" ha rinunciato alla sua vita e si è accontentata di tormentare quella di lui. Questo lo rende più di un semplice film sulle contorte ambizioni materne, ma forse anche un commento su come le donne siano cresciute guardando sempre gli altri dal basso, desiderose di accettazione o di una conferma di essere davvero degne di quel primo posto o di tutta quell'attenzione.

Inoltre, potrebbe non essere così, ma è lì che inizia il divertimento, poiché non si può prevedere cosa potrebbe fare Lara, perché lei stessa è un prodotto di relazioni familiari che trasformano anche i gesti più semplici, come portare una torta, in un campo di battaglia spinoso. Laddove Krzysztof Zanussi parlava di Life as a Fatal Sexually Transmitted Disease (lett. La vita come una malattia mortale trasmessa per via sessuale), lo stesso si può dire di questa allegra famiglia, con tutto il male sepolto da tempo che trova la sua strada verso la superficie e continua ad affliggere la  generazione successiva, poiché Gerster non è interessato a facili riconciliazioni. E francamente, nemmeno Lara.

Lara è prodotto da Marcos Kantis, della tedesca Schiwago Film GmbH, e coprodotto da StudioCanal Produktion. Le vendite internazionali sono gestite da Beta Cinema.

(Tradotto dall'inglese)

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