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LOCARNO 2019 Cineasti del presente

Recensione: 143 rue du désert

di 

- Il documentario vincitore a Locarno di Hassen Ferhani su un'area di servizio per camion nel deserto del Sahara è una delizia che brucia a fuoco lento

Recensione: 143 rue du désert

Il regista Hassen Ferhani ha vinto il premio per il miglior regista emergente nella sezione Cineasti del presente del recente Locarno Film Festival per il suo documentario 143 Sahara Street [+leggi anche:
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scheda film
]
. Il film sarà presentato in anteprima nordamericana nella sezione Wavelengths dell'imminente Toronto International Film Festival.

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La premessa di 143 Sahara Street è semplice: segue le interazioni tra i clienti di un caffè nel deserto del Sahara e la sua affascinante proprietaria. Quest'ultima, Malika, è una signora anziana che, nonostante la sua età, gestisce questo caffè nel Sahara, sulla Route One. Prepara caffè e uova per la vasta gamma di visitatori che entrano nel bar e, mentre lo fa, si lamenta dei cambiamenti avvenuti nei dintorni. Ai suoi occhi, l'afflusso di ricchezza ha creato disarmonia. Sembrano sproloqui, ma è difficile discutere con lei, essendo così ipnotica e senza paura di esprimere le proprie opinioni.

Ferhani è stato presentato a Malika dal suo amico, lo scrittore Chawki Amari, che appare nel film. Amari ha scritto Route One, un diario di viaggio sotto forma di romanzo basato sui personaggi che ha incontrato sulla strada. Ferhani non cerca di romanzare i personaggi che incontra. Ha realizzato un road movie in cui, invece di andare in strada, la strada viene da lui. L’area di servizio per camion si trova nel centro geografico dell'Algeria, e serve persone che scendono a Tamanrasset nell'estremo sud o salgono fino ad Algeri nell'estremo nord. Malika è popolare tra camionisti e turisti, e vengono svelati anche frammenti delle loro storie.

Ma Malika rimane un po' un mistero. Sappiamo come si sente nel qui e ora: ma come ci è arrivata? Ci sono piccoli frammenti della sua biografia che emergono attraverso una conversazione. Spesso, Ferhani fissa la cinepresa e si concentra su Malika seduta al tavolo con un cliente, mentre parlano del più e del meno. Ogni tanto un cliente si alza (uno addirittura usa la finestra come decorazione scenica quando racconta una storia di prigione) o Malika esce dallo schermo per fare qualcosa. C'è una sensazione di tempo che si ferma. Tuttavia, è un'illusione: sembra che non accada niente, e invece è il contrario.

Il bello del film è come gioca con i preconcetti. Inizia con un’immagine di automobili che percorrono la Route One, con la vasta distesa del Sahara come sfondo. In mezzo a questo paesaggio, come un miraggio in un punto isolato, c'è la stazione dei camion. Nel corso del film, quando incontriamo Malika e i suoi clienti – alcuni più di una volta – diventa evidente che il caffè non è isolato. C'è un progetto per costruire un ipermercato nelle vicinanze, e questo rappresenta una minaccia per il sostentamento di Malika. Improvvisamente capiamo che Ferhani non sta realizzando un film su un piccolo caffè pittoresco, ma sulla globalizzazione. È una storia su un mondo che cambia, raccontata attraverso le storie di personaggi peculiari che raccontano la loro vita quotidiana in un luogo apparentemente lontano. Malika, lungi dall'essere una vecchia signora simpatica, potrebbe essere una delle poche persone sane rimaste, soprattutto in confronto ad alcuni dei personaggi occidentali che frequentano il negozio.

143 Sahara Street è una produzione Algeria-Francia-Qatar guidata da Centrale électrique e Allers-Retours Films.

(Tradotto dall'inglese)

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