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FILM / RECENSIONI

Recensione: Quien a hierro mata

di 

- Paco Plaza mostra che il genere del thriller spagnolo è ancora vitale con questo film di forte impatto psicologico, tono tragico, messa in scena forte e un finale che travolge l'anima

Recensione: Quien a hierro mata
Luis Tosar in Quien a hierro mata

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comincia navigando in acque agitate, sotto un sole cruento e accecante che annulla i colori e introduce alcuni personaggi – una famiglia di narcotrafficanti galiziani – che trasudano violenza, ambizione e crudeltà. E termina con una di quelle sequenze che rimangono nella memoria per anni: un finale che chiude su una nota molto alta un film che ritrae la razza umana come la più sudicia di quelle che popolano la Terra. Con questo film Paco Plaza, che ha già dimostrato un grande senso del rischio e audacia in REC3: Génesis [+leggi anche:
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, riesce a firmare il suo film più maturo, raffinato e irrequieto.

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Un alone di tragedia greca, shakespeariana e persino lorquiana percorre questa storia originale di Juan Galiñanes (Dhogs [+leggi anche:
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), co-firmata con Jorge Guerricaechevarría (Cien años de perdón [+leggi anche:
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) e con protagonista un infermiere (Mario, incarnato da Luis Tosar), la cui partner è in avanzato stato di gravidanza (la galiziana María Vázquez, brillante come in Trote [+leggi anche:
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, ma in un registro più allegro e luminoso). La sua vita stabile e tranquilla ha una svolta quando un vecchio trafficante (Xan Cejudo, morto poco dopo le riprese di questo film) viene ricoverato nel centro dove lavora Mario. Con quell'incontro, le vecchie ferite non guarite si riaprono, scoperchiando un vaso di Pandora feroce che, ovviamente, qui non andremo a dettagliare.

Sarà lo spettatore che si ritroverà, grazie alla competenza di Plaza nel mettere in immagini e suono una storia stavolta non scritta da lui stesso, a doversi confrontare con il dilemma etico e vitale del protagonista di Quien a hierro mata: faremmo lo stesso al suo posto? In caso affermativo, potremmo non essere integri come crediamo. Perché ciò che accade in questo film è tanto sorprendente quanto brutale, con un crescendo drammatico e alcuni colpi di scena che lasciano lo spettatore pietrificato alla vista degli eventi mostrati.

A tutto ciò contribuisce un cast eccezionale (dove spicca una scoperta: Enric Auquer, già da ora candidato certo per la nomination al prossimo Goya nella categoria del miglior attore rivelazione), un suono elaborato che fa crescere il disagio, una fotografia che sottolinea la dualità tra il bene e il male e un montaggio che ribadisce quanto sia vicina la vita alla morte.

Ma, soprattutto, il film offre all'immaginario cinematografico uno dei cattivi più terrificanti del cinema recente, uno psicopatico capace di tutto pur di sconfiggere il rivale e dimostrare chi è il più forte. Il tutto con un senso del ritmo, dello spettacolo e dell'intrattenimento eccezionali, mentre lo spettatore viene avvisato che le decisioni prese possono trasformarsi in dannati incubi.

Quien a hierro mata è una produzione Vaca Films, Atresmedia Cine e Quien a hierro mata AIE, in coproduzione con la compagnia francese Playtime Productions e in associazione con Sony Pictures International Productions. Il film conta sulla partecipazione di Atresmedia, Movistar+, Televisión de Galicia, Canal+ e Netflix, con il finanziamento del Gobierno de España – ICAA, con la sovvenzione di Agadic e con l’appoggio del Programma MEDIA. La pellicola esce oggi, 30 agosto, nei cinema spagnoli, distribuita da Sony Pictures Entertainment Iberia.

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(Tradotto dallo spagnolo)

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