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VENEZIA 2019 Orizzonti

Recensione: Madre

di 

- VENEZIA 2019: Rodrigo Sorogoyen adatta il suo cortometraggio candidato all'Oscar in un lungometraggio, con risultati straordinari

Recensione: Madre
Marta Nieto e Jules Porier in Madre

Applausi al regista spagnolo Rodrigo Sorogoyen, che all’inizio di quest’anno è stato nominato all’Oscar per il suo premiato corto Madre, un thriller tutto d’un fiato in cui una madre spagnola, Elena (Marta Nieto), riceve una telefonata dal figlio di sei anni smarrito. La batteria del telefono si sta scaricando mentre il bambino descrive uno strano uomo che avanza verso di lui, gettando la madre nel panico. Apparentemente la conversazione si conclude in tragedia. Questo corto è l’inizio dell’eccezionale pellicola Madre [+leggi anche:
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intervista: Rodrigo Sorogoyen
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, in concorso nella sezione Orizzonti della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Il regista Sorogoyen ha trovato un modo creativo e originale per adattare il corto in un lungometraggio, il suo quinto. Tra l’altro, il suo terzo film, Que Dios nos perdone [+leggi anche:
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(2016), era stato nominato per sette premi Goya. 

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Il film si apre con la visione completa del corto. È una delle aperture più forti di tutti i film che sono attualmente in proiezione al Lido. Poi l’azione fa un salto in avanti di dieci anni. Elena vive in Francia, dove scomparì il figlio, e lavora in un bar. È lo spettro di se stessa. Questo cambio di personalità riflette la cinematografia di Alejandro de Pablo. Il film non è più tutto d’un fiato e intenso, anzi la telecamera spazia tutt’intorno in un movimento circolare, oscillando avanti e indietro come un’onda. I movimenti sono lenti e disorientanti come il mare che si vede sullo sfondo. Diventa presto chiaro che la vita si è accanita sulla Elena della sequenza iniziale. Se il corto era un thriller, questo è un dramma psicologico intimista, incentrato sul personaggio. Sorogoyen ha prodotto un racconto sul dolore e gli effetti persistenti del trauma di una 39enne, in rapporto alla storia di formazione di un ragazzo di 16 anni, Jean (Jules Porier). La storia, che fa eco al classico di tutti i tempi di Hal Ashby, Harold e Maude, tratta della relazione che si sviluppa tra di loro alla fine di un’estate.

La telecamera osserva Elena e Jean come se fossero una coppia romantica: è trasgressivo e inquietante. Elena finalmente è pronta a cominciare un nuovo capitolo della sua vita, e i piani sono di lasciare la Francia per spostarsi a San Sebastián con il findanzato Joseba (Alex Brendemühl). La relazione tra di loro è incredibilmente asessuata. Si ha la sensazione che l’accudente ma patriarcale Joseba sia il tipo di persona che sente di avere come missione la salvezza degli altri. Per questo sta con Elena? Elena ha bisogno di qualcuno che si prenda cura di lei, o ha bisogno di qualcuno che la ami, come fa Jean? Questa è il fulcro del triangolo che si sviluppa tra Joseba, Elena e Jean.

Molte delle scene hanno tempi lunghi e svolte sorprendenti. Nieto, pluripremiata come migliore attrice per il corto, qui è suprema nel fare uso di piccoli gesti per comunicare la sua tristezza e la fatica. La famiglia di Jean è più irritante. Le scene si svolgono sullo sfondo del mare e delle foreste, suggerendo l’idea, rappresentata dalle onde che si infrangono, che la natura possa trasformarsi in qualsiasi istante. Arreca un piccolo fastidio il modo in cui il fratello di Jean, Benoit (Guillaume Arnault), viene inglobato nel film: un modo alquanto stereotipato e troppo comodo. Ma la sensazione prevalente è che  Madre sia un film che osa essere differente. Ci riesce grazie a un personaggio centrale forte, a un’estetica sensazionale e a inquadrature che danzano come in un balletto.

Madre è una coproduzione franco-spagnola messa in scena da Malvalanda, Caballo Films, Arcadia Motion Pictures, Amalur Pictures, Le Pacte e Noodles Production. Le vendite internazionali sono gestite da Le Pacte.

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(Tradotto dall'inglese da Gilda Dina)

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