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SIVIGLIA 2019

Recensione: This Film Is About Me

di 

- Alexis Delgado Búrgalo indaga l'essenza di una donna dal volto abbagliante condannata per un omicidio in un documentario strutturato sul primo piano

Recensione: This Film Is About Me

This Film Is About Me è un film in primo piano, costante, penetrante, intimo, vero. Il suo regista, Alexis Delgado Búrdalo, nato a Madrid, si pone di fronte al suo personaggio principale, una donna dal volto abbagliante e uno sguardo penetrante, al fine di stabilire un legame naturale con lei e raggiungere la sua essenza più pura. Come farlo in un caso così complesso, in cui il personaggio oggetto della sua fascinazione sta scontando una condanna per omicidio?

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Il regista, in quello che è il suo primo lungometraggio, ora presentato nella sezione Revoluciones Permanentes del 16° Festival del Cinema Europeo di Siviglia dopo aver avuto la sua prima mondiale alla manifestazione svizzera Visions du Réel, dà la sua risposta in modo lucido, a volte titubante, sempre rispettoso e delicato. Con l'aiuto di una singola telecamera e di un registratore, si avvicina al volto della donna in questione, serena e vulcanica allo stesso tempo, desiderosa del suo momento di gloria nel più puro stile Norma Desmond in Viale del tramonto. Con un fazzoletto nero che regge i suoi capelli biondi e ricci, un rossetto color carminio e ciglia esplosive, la donna, di nome Renata Felicitas-Soskey, parla, recita poesie di Rainer Maria Rilke, canta, ci offre la sua visione di se stessa.

La germanofona Renata, in un inglese deciso, parla al regista (chiedendo a volte se si annoia) di se stessa. Anche di Persefone, la dea greca rapita dal dio dell’oltretomba e convertita in regina del regno dei morti, con cui si confronta in modo ambizioso ma anche corretto ("ha a che fare con la morte, e con l'essere una dea"). Nel momento in cui il regista osa chiederle di parlare dell'omicidio commesso, lei, con riluttanza, si concede alla causa. Commentando che era "totalmente ubriaca e fuori di testa", rievoca stoicamente il fatto guidata dalle domande del suo intervistatore, che confessa di avere dubbi e vuole saperne di più sulla sua consapevolezza di aver commesso il crimine. Con un espediente suggestivo e onirico, il regista riporta fra il nero che inonda lo schermo la notizia di giornale che parla del crimine, che si è verificato a Buenavista, Tenerife.

Con l’aiuto di Manuel Muñoz Rivas (El mar nos mira de lejos [+leggi anche:
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trailer
intervista: Manuel Muñoz Rivas
scheda film
]
) e Samuel M. Delgado (che sta preparando il suo primo lungometraggio con Helena Girón, Eles transportan a morte) in sceneggiatura, Delgado Búrdalo sfrutta altre risorse visive e artistiche che energizzano la struttura e danno profondità al suo ritratto, come le continue dissolvenze tra le dichiarazioni della sua protagonista, l'inserimento dei ritratti pittorici che la sua vittima le ha fatto, le immagini di film di inizio XX secolo (Posle Smerti di Yevgeni Bauer, Fior di male di Carmine Gallone e The Signal Fire di William V. Ranous) e i teneri video casalinghi dell'infanzia della protagonista.

Così, attraverso i loro incontri al Centro penitenziario di Teixeiro, in Galizia, il regista e la protagonista ottengono un pezzo molto delicato di oreficeria emotiva e cinematografica, che, come afferma la stessa Renata, non è un film su ciò che le è successo, ma è un film sulla sua essenza, in breve, su di lei.

Il film è prodotto da El Viaje Films, ADBFilm e 59 en Conserva.

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(Tradotto dallo spagnolo)

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