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ARRAS 2019

Recensione: Fight Girl

di 

- L'olandese Johan Timmers realizza un bel film su un'adolescente che incanala la sua rabbia nella kickboxing. Vincitore dell'EFA Young Audience Award 2019

Recensione: Fight Girl
Aiko Beemsterboer e Dioni Jurado-Gomez in Fight Girl

"Il mio nome, Bodil, significa ‘guerriero’. I miei genitori non lo sapevano quando sono nata, altrimenti mi avrebbero chiamato Daisy o Fleur". Sebbene abbia solo 12 anni e non abbia nulla di fisicamente minaccioso - tutt'altro, visto che è solo un giunco esile e biondo - Bo (Aiko Beemsterboer), la protagonista di Fight Girl [+leggi anche:
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di Johan Timmers (The Odd One Out [+leggi anche:
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), vincitore dell'EFA Young Audience Award 2019 e proiettato nella sezione Scoperte europee del 20° Festival di Arras, non si lascia intimidire, il che non è semplice per chi la circonda.

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Di carattere vulcanico, ascoltando le sue viscere molto più della sua testa, la ragazzina impulsiva può improvvisamente urlare, rompere un piatto, lanciare un telefono dalla finestra, arrampicarsi senza motivo sulla trave più alta della palestra della sua scuola o persino difendere con l’aiuto di un aspiratore per foglie un bambino molestato da altri studenti. "Devo contenermi; è l'unica cosa su cui i miei genitori sono d'accordo". Ma la situazione familiare è ciò che alimenta il fuoco che brucia Bo, poiché sua madre Esther (Hilde De Baerdemaeker) e suo padre Alex (Ali Ben Horsting) si sono appena separati e continuano a litigare, mentre Bo e suo fratello Dani (16 anni, un chitarrista classico segretamente innamorato del rock, diabetico e ultra timido, interpretato da Bas Keizer) si ritrovano come in ostaggio nel mezzo di questa battaglia tra adulti.

Lasciando la comoda villa paterna per il nuovo ambiente grigio degli edifici popolari, Bo si apre pertanto nuovi orizzonti simpatizzando con Joy (Noa Farinum) che pratica kickboxing in un club del quartiere diretto da Cecilia (Imanuelle Grives ) e Jesse (Dioni Jurado-Gomez). Bo si innamora immediatamente di questo sport come valvola di sfogo ("voglio picchiare"), e l'allenamento intensivo (fisico e tecnico) diventa presto la priorità della sua vita quotidiana, tra l'incredulità della sua famiglia, e anche la relativa ostilità di suo padre ("voglio che tu rifletta, non che tu colpisca"). Ma la ragazzina dovrà imparare anche a controllarsi, sul ring e fuori, specialmente quando le scadenze si avvicinano: il campionato Shooting Stars e l'udienza in tribunale per le procedure di divorzio dei genitori...

Scritta da Barbara Jurgens, la sceneggiatura di questo racconto di formazione adolescenziale (il divorzio dei genitori, il legame di protezione con un fratello maggiore problematico) e di sport (la trasmutazione della rabbia attraverso la lotta, la ricerca di equilibrio e la canalizzazione dell’energia) rispetta i codici classici e abbastanza semplici di entrambi i generi (le difficoltà dei figli tra due genitori in guerra, le due amiche provenienti da mondi differenti, il coach mentore spietato ma leale, la suspense dei match, le sbandate, l’ultima possibilità, il riscatto, ecc.). Ma è soprattutto il carisma della giovane interprete Aiko Beemsterboer e il lavoro di messa in scena molto preciso di Johan Timmers che permette al film di superare gli standard, con la fotografia di qualità firmata da Jeroen de Bruin e la musica composta da Stijn Cole che confezionano il tutto in modo molto efficace.

Prodotto da The Film Kitchen e coprodotto dai belgi di A Private View, Fight Girl è venduto dai canadesi di Attraction Distribution.

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(Tradotto dal francese)

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