email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

IFFR 2020 Voices

Recensione: Tantas almas

di 

- Il primo lungometraggio di finzione del regista colombiano residente in Belgio Nicolás Rincón Gille è un'epopea della memoria sulla scia della guerra civile colombiana

Recensione: Tantas almas
José Arley de Jesús Carvallido Lobo in Tantas almas

Con Tantas almas, Nicolás Rincón Gille, che finora si era distinto nel documentario, offre un'opera di finzione sulla morte e l'assurdità della guerra profondamente radicata nello scorrere del fiume Magdalena Medio. Presentato lo scorso autunno a Busan e vincitore dell’Etoile d’Or al Festival del cinema di Marrakech a dicembre, il film è proiettato questa settimana all'IFFR nella sezione Voices.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

José, un pescatore colombiano, torna a casa dopo una lunga notte di lavoro. Al suo ritorno, trova il suo villaggio devastato e sua figlia sotto shock. I paramilitari hanno ucciso i suoi due figli, Dionisio e Rafael, e hanno gettato i loro corpi nel fiume. Travolto dal dolore, José decide di cercare i loro resti per offrire loro una sepoltura e soprattutto per salvare le loro anime da un vagare perpetuo.

Si imbarca quindi in una ricerca infinita, determinato a superare il suo lutto impossibile offrendo un degno saluto ai suoi figli. La traiettoria individuale di questo padre assume una dimensione epica, evocando gli spiriti delle vittime così come quello del fiume, l'arteria principale del film, una linea di spazio e di tempo, una vera spina dorsale. Questa risalita del fiume, così organica, riecheggia molti racconti mitologici.

Pertanto, è la storia contemporanea del suo paese che Nicolás Rincón Gille esplora qui, guidato da José, eroe e traghettatore. Traghettatore di anime e di memoria. Come un film realizzato di recente da un cineasta sudamericano residente in Belgio, Nuestras madres [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Cesar Diaz
scheda film
]
di Cesar Díaz, Caméra d'or a Cannes per il suo racconto al tempo stesso intimo e generazionale delle ferite del genocidio guatemalteco, Rincón Gille consegna qui un'ode alle vittime della guerra civile colombiana, una vera e propria elegia immersiva che inventa immagini e parole per pensare ai mali. "Grazie a coloro che hanno accettato di rivisitare questi tempi bui", firma alla fine del film. Tantas almas offre una stele commemorativa a tutte le vittime delle AUC.

Se il film, e la sua narrazione che procede al ritmo del fiume, è di un realismo maestoso, alcune scene, come dei dipinti, sottolineano il carattere assurdo e arbitrario della follia degli uomini. Gli spiriti del titolo, inafferrabili, abitano le onde e le rive del fiume. José si aggrappa ad alcuni oggetti, vere reliquie, una maglia da calcio, un ciondolo. Alla fine, saranno alcune note musicali ascoltate in lontananza ad evocare al vecchio uomo la figura di suo figlio Dioniso, e a spingerlo oltre i suoi limiti.

Questa elegia è guidata da José, incarnato da José Arley de Jesús Carvallido Lobo, qui al suo primo ruolo principale, e che abita lo schermo e questa giungla con una presenza forte e serena. La drammaturgia si basa sullo strano confronto tra la cieca violenza dei miliziani e l'impassibile serenità di José, che culmina in una scena dantesca in cui il vecchio uomo si salva da un tragico confronto con il capo dei miliziani grazie al suo amore per il ciclismo e a una vittoria della Colombia al Tour de France.

Tantas almas è prodotto da Aurélien Bodinaux per Néon Rouge (Belgio), Medio de Contención Productionnes (Colombia), Ancine Brasil (Brasile) e Tact Production (Francia), ed è venduto dalla società di Bruxelles Best Friend Forever.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

(Tradotto dal francese)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.