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SUNDANCE 2020 Documentary Premieres

Recensione: Vivos

di 

- Il dissidente cinese residente in Europa Ai Weiwei scopre una corruzione sistemica dietro al caso degli studenti messicani scomparsi

Recensione: Vivos

Nel suo terzo documentario, il famoso dissidente e artista cinese Ai Weiwei si allonta dal tema della migrazione, che è stata al centro di gran parte della sua recente produzione artistica, nonché dei suoi film Human Flow [+leggi anche:
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e The Rest [+leggi anche:
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. Al contrario, Vivos [+leggi anche:
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, proiettato nella sezione Documentary Premieres al Sundance 2020, racconta la storia di studenti messicani vittime di un agguato su un autobus, principalmente dal punto di vista dei loro genitori in attesa di notizie dei loro figli. Indagando su ciò che è accaduto, Ai Weiwei scopre una corruzione a livello locale, nazionale e, infine, globale, che coinvolge polizia, baroni della droga e politici. Raccontando la storia della corruzione sistemica ed endemica, Ai Weiwei rivela informazioni su un enorme insabbiamento che protegge i potenti. Ad ogni film, l'artista si connette sempre meglio con le esigenze del pubblico cinematografico, con archi narrativi sempre più forti e meno flusso libero, offrendo un racconto di maggior impatto.

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Il 26 settembre 2014, un convoglio di studenti dell'Ayotzinapa Rural Teachers' College nello stato del Guerrero, che viaggiava in autobus nella città di Iguala, è stato brutalmente attaccato dalle forze di polizia e da altri assalitori mascherati. Nel corso della notte, sei persone sono morte, altre decine sono rimaste ferite e 43 studenti sono scomparsi.

In Vivos, Ai Weiwei si concentra sulle storie degli studenti scomparsi. I loro corpi sono svaniti. Nonostante tutte le prove, alcuni membri della famiglia sperano che i loro cari siano ancora vivi. Tutti vogliono risposte, chiedono di sapere cosa è successo e chi ne è responsabile, e si chiedono perché non si stia facendo di più per scoprire la verità. È straziante, soprattutto perché, dal punto di vista degli spettatori, la loro speranza e la loro ricerca di giustizia sono vane. Il danno emotivo per questi contadini poveri che vivono in comunità remote è infinito.

Ai Weiwei intervista membri della famiglia e compagni di classe sopravvissuti, nonché attivisti per i diritti umani e investigatori internazionali. La storia non è un caso isolato, dal momento che oltre 40.000 messicani sono ufficialmente scomparsi dal 2018. Normalmente, come avviene qui, la gente dà la colpa ai cartelli della droga. Ma Ai Weiwei dimostra che il problema è molto più complicato, penetrando in profondità nel cuore della politica. A un certo punto, il film illustra come la politica estera americana stia contribuendo ai problemi in Messico. La versione ufficiale della polizia è che i dispersi sono stati rapidamente catturati dai cartelli della droga, che ne hanno disintegrato i corpi. Come sottolinea un investigatore, cosa avrà mai fatto la polizia di tanto cattivo da pensare che ammettere un accordo con i cartelli della droga sia l’opzione migliore?

Guardando la storia attraverso gli occhi delle famiglie, il forte impatto di Vivos deriva dalla concentrazione sul lato emotivo dell'evento. È più interessato al lutto delle persone che alle trame politiche. Il film fa seguito alla mostra Resetting Memories, che Ai Weiwei ha allestito al MUAC Museum di Città del Messico nell'aprile 2019 e che mostrava i ritratti Lego degli studenti Ayotzinapa. Purtroppo, questa storia brillantemente raccontata è fin troppo reale, e gli abusi sistemici che mette in evidenza sono un problema globale.

Vivos è una coproduzione tedesco-messicana. FART Foundation presenta la pellicola, che è una produzione di Ai Weiwei insieme a No Ficción, Daniela Alatorre ed Elena Forte.

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(Tradotto dall'inglese)

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