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BERLINALE 2020 Panorama

Recensione: Mogul Mowgli

di 

- BERLINALE 2020: Riz Ahmed offre un'interpretazione eccezionale nel racconto musicale di Bassam Tariq sul tema della doppia coscienza

Recensione: Mogul Mowgli
Riz Ahmed in Mogul Mowgli

La sinossi di Mogul Mowgli [+leggi anche:
intervista: Bassam Tariq
scheda film
]
suona fin troppo familiare: un film che tratta la storia di un giovane uomo, che ha una crisi d'identità causata dall'appartenenza a una minoranza etnica che vive in Occidente. Tuttavia, questo racconto di seconda generazione non è mai stato rappresentato sullo schermo in modo così esuberante, magico-realista e musicale. Il regista Bassam Tariq è noto soprattutto per il suo acclamato documentario These Birds Walk, su un ragazzo scappato di casa e gli sforzi umanitari in Pakistan, che debuttò nel 2013 al festival South by Southwest. Il suo primo lungometraggio narrativo, Mogul Mowgli, riceverà probabilmente ancora più plauso dopo la sua prima mondiale nella sezione Panorama del 70° Festival internazionale del cinema di Berlino.

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Il titolo del film deriva da una canzone dei Swet Shop Boys, che descrive in dettaglio cosa significa essere in lotta tra i diversi lati della propria identità. Nella canzone, come nel film, è il ricco patrimonio orientale del protagonista che non si accorda perfettamente a una vita vissuta nella moderna giungla urbana occidentale. Riz Ahmed, che lavora sotto lo pseudonimo di Riz MC, è il membro più importante degli Swet Shop Boys, e porta il suo talento musicale e recitativo nella parte di Zed, oltre a indossare il cappello da sceneggiatore e produttore durante la creazione del film.

Suonando un concerto a New York City, Zed è all'apice della celebrità, presentandosi come supporto in un tour mondiale. Eppure, nonostante il suo successo, è infelice, divorato dalla sensazione che la sua ambizione musicale sia frenata dai confini culturali della sua famiglia asiatico-britannica. Ma, come sottolinea la sua ragazza tira e molla, Zed ha bisogno di guardare dentro se stesso per trovare le soluzioni, e non essere così pronto a incolpare agli altri. Ahimè, Zed sembra incapace di una tale maturità. Tornato a Londra, suo padre lo rimprovera ancora di avere una stanza sporca e le visite di Zed alla moschea sembrano lontane dalla vita stereotipata di un musicista.

Inoltre, Zed ha le allucinazioni dei fantasmi culturali del passato che gli bombardano il presente. Le immagini della sua infanzia e delle esperienze dei suoi antenati durante la Partizione lo perseguitano. Usando le illusioni come trampolino di lancio, il regista Tariq abbraccia la natura astratta del nostro subconscio, e il film si sposta verso una direzione surreale che cattura perfettamente il turbamento interiore e la confusione che viene come parte integrante della doppia coscienza. La domanda non è tanto “chi sono io?”, ma “cosa sono io?”.

Lo stress e le tensioni di questa complicata esistenza portano alla stanchezza sia mentale che fisica. Zed finisce in ospedale, soffre di malattie autoimmuni, mentre il suo mondo inizia a cadere a pezzi. Il suo acerrimo rivale musicale, che realizza terribili video musicali, viene ingaggiato per sostituire Zed costretto a letto durante il tour mondiale. Il nostro eroe lotta per vederci chiaro e non perdersi nei dettagli. In qualche modo, nonostante tutto ciò che gli va contro, i sogni musicali di Zed non si placano, soprattutto mentre fruga tra i nastri Qawwali di suo padre. Il barlume di speranza che le cose possano cambiare passa attraverso lo scongelamento del rapporto con il padre, mentre si rende conto del vantaggio di avere una famiglia che lo sostiene.

Mogul Mowgli è un'opera esoterica fino al suo inaspettato finale. È un film che veste la sua differenza con orgoglio. L'elegante regia segna Tariq come un talento da tenere d’occhio. Da parte sua, Ahmed, che si diletta anche a interpretare un musicista sfortunato in Sound of Metal, è sorprendente.

Mogul Mowgli è una produzione britannica messa in scena da Pulse Films, Silverton Films e Left Handed Films. Le vendite mondiali sono curate da Charades.

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(Tradotto dall'inglese da Chantal Gisi)

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