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BERLINALE 2020 Forum

Recensione: Zeus Machine. L'invincibile

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- BERLINALE 2020: Il nuovo lavoro di David Zamagni e Nadia Ranocchi è un'originalissima e spiazzante rivisitazione delle dodici fatiche di Ercole

Recensione: Zeus Machine. L'invincibile

Il secondo lungometraggio del duo David Zamagni e Nadia Ranocchi, intitolato Zeus Machine. L'invincibile [+leggi anche:
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scheda film
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e proiettato nella sezione Forum della 70ma Berlinale, è un titolo spiazzante e caratterizzato da un'originalità coraggiosa. In questa occasione, i due registi provano a rivisitare il mito delle dodici fatiche di Ercole e decidono di esplorarlo facendo un uso giocoso della colonna sonora, della macchina da presa, degli interpreti “figuranti” coinvolti e mettendo in scena una serie di situazioni surreali e dalla forte carica immaginifica. Prima di approdare alla lavorazione di questo titolo, i due registi hanno scritto, prodotto e diretto diversi altri film, tra i quali spiccano il lungometraggio d'esordio All Inclusive (2010) ed i recenti cortometraggi Phoenix, Amore brucio... (2017) e Salita all'Olimpo (2016).

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Zeus Machine. L'invincibile si apre con un cartello in italiano e in inglese, il quale segnala subito agli spettatori di trovarsi dinnanzi ad “una storia inedita della vita mitologica di Ercole”, priva di “collegamenti con quanto è stato scritto in precedenza sull'eroe” e composta di “una serie di casi sul mito di Ercole”, ovvero “dodici reperti archeologici estratti dal presente”.

I dodici reperti archeologici in questione riflettono la divisione del film in altrettante sequenze, rigorosamente introdotte dal rispettivo numero cardinale. La maggior parte di queste sono ambientate in anonimi luoghi della provincia del Nord Italia. Ambienti tipici della nostra quotidianità come una palestra, una stazione di servizio, un cortile sterrato o uno sfasciacarrozze diventano teatro delle rivisitazioni del mito eracleo. Si segnalano, a titolo d'esempio, la rappresentazione dell'ottava fatica (nel mito, Ercole deve rubare le cavalle di Diomede), dove assistiamo ai tentativi tragicomici di un uomo ubriaco che cerca di rubare una birra dal frigo di un supermercato, quella della quinta (Ercole deve ripulire in un giorno le stalle di Augia), ambientata in un magazzino ricolmo di sculture quasi esclusivamente greco-romane e accompagnate dal rimbombo ovattato di un brano di musica techno e, infine, quella della terza (l'eroe deve catturare la cerva di Cerinea), durante la quale vediamo un bambino nel ruolo di un torero, intento a scansare un piccolo kart con le corna guidato da un suo coetaneo.

In termini generali, l'intera pellicola abbonda di soluzioni creative interessanti (e deliranti), silenzi eloquenti e surreali, personaggi folli, comicità slapstick e diversi riferimenti o citazioni, più o meno facili da cogliere nel corso di una prima visione. Zamagni e Ranocchi ci regalano un lavoro sicuramente insolito e sperimentale, il quale costituisce una ventata di freschezza e libertà creativa nel panorama del cinema italiano contemporaneo. Sarebbe interessante vedere i due registi all'opera su tematiche nuove ma con lo stesso spirito e con la stessa cifra stilistica fuori dagli schemi. Si tratta probabilmente di un film consigliato soprattutto per gli spettatori amanti della sperimentazione artistica ed alla ricerca di un cinema che devia significativamente dai canoni estetici e narrativi ai quali il pubblico di massa è abituato; tuttavia, la sua leggerezza e il suo sguardo umoristico sulla vita “suburbana” potrebbero attrarre una platea ben più larga.

Zeus Machine. L'invicibile è una produzione firmata da David Zamagni e Nadia Ronocchi per Zapruder Films, realizzata in co-produzione con Beatrice Bulgari della romana In Between Art Film e con il supporto dell'Emilia-Romagna Film Commission.

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