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BELGRADE FEST 2020

Recensione: Vienna Hallways

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- L'ultimo film del regista serbo Mladen Djordjević è un documentario altamente creativo e coinvolgente ispirato a un romanzo semi-autobiografico scritto da uno dei protagonisti

Recensione: Vienna Hallways

L’anticonformista regista serbo Mladen Djordjević ha costruito la sua opera molto riuscita, ma poco conosciuta a livello internazionale, mescolando finzione e realtà in storie su persone ai margini della società, in film come Made in Serbia (2005) e The Life and Death of a Porno Gang (2009).

Il suo film più recente e più maturo, Vienna Hallways, è stato presentato in anteprima mondiale al Belgrade FEST, vincendo due premi (leggi la news). Presentato come documentario, il film è ispirato a un romanzo semi-autobiografico del personaggio principale, il tassista viennese di origine serba Darko Markov. L'Austria ha una vasta popolazione di immigrati dalla ex Jugoslavia, che sono venuti a lavorare come gastarbeiters (lavoratori ospiti) a seguito di un accordo del 1966 tra i due paesi, e la celebrazione del suo 50° anniversario è il segnatempo simbolico del film.

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Vienna Hallways segue Darko e altri due tassisti, Milenko e Goran, nonché l'indovina Vladica, da cui tutti loro vanno come in Occidente si andrebbe da un terapista. Allo stesso modo, credono davvero a ciò che Vladica dice loro e seguono attentamente i suoi rituali che mirano, tra le altre cose, a togliere il malocchio – una cosa particolarmente importante nel caso di Darko, che apparentemente aveva una relazione e ora sta cercando di sistemare le cose con sua moglie, Ljiljana. Inoltre, questo amante del Rinascimento, in un certo senso, sta preparando un vero spettacolo teatrale gastarbeiter con un gruppo di altri immigrati serbi, che mette ulteriormente a dura prova il loro matrimonio.

Nel frattempo, la radio austriaca ci informa sulle nuove e drastiche tasse imposte ai tassisti, e con l’ingresso di Uber & co nel mercato, Darko, Milenko e Goran non vedono un futuro nella loro attuale professione. Intanto, sentono anche fortemente la mancanza delle loro case nei villaggi serbi: non si sentiranno mai austriaci, ma ora sono diventati estranei anche nelle loro stesse comunità. Questo sdoppiamento d'identità è in realtà il tema principale alla base del film.

Goran sposa una donna russa che, come devota credente, si oppone fermamente alle sue visite a Vladica – ma lui continua ad andarci, visto che Vladica ha "visto" che una zia ha nascosto un mucchio di monete d'oro sotto un albero di pere nel suo cortile di casa. Quindi cerca di trovare questo tesoro, e una sua immagine nuda fino alla vita, con una grande croce appesa al collo e un metal detector in mano, racchiude in modo umoristico ma preciso il suo stato d'animo.

Sebbene dettagliata, questa lunga descrizione della trama è solo la punta di quell'iceberg che è il film multistrato, estremamente coinvolgente ed esteticamente coerente di Djordjević. Con immagini contrastanti di una Vienna pulita e colta e della fangosa e povera campagna serba, il regista crea una dinamica eccitante che integra perfettamente le goliardate dei protagonisti. Ovviamente, alcune scene sono state palesemente costruite e molte sono state ricostruite dai ricordi dei protagonisti e trattate come finzione, ma questo è esattamente ciò che Werner Herzog chiama "verità estatica". Una breve sequenza in cui Milenko, dopo una visita deludente al suo villaggio natale, si rade la testa alla mohicana con Taxi Driver in sottofondo e indossa una giacca di pelle per cominciare un altro turno di guida, è un buon esempio di come Djordjević sia in grado di individuare l'essenza di un personaggio in modo giocoso e in definitiva cinematografico.

Vienna Hallways è una coproduzione delle compagnie serbe Corona Film e Cinnamon Film.

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(Tradotto dall'inglese)

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