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CPH:DOX 2020

Recensione: Sisters with Transistors

di 

- È il trionfo del sintetizzatore nel riuscito documentario di Lisa Rovner, che ha ricevuto una menzione speciale NEXT: WAVE al CPH:DOX

Recensione: Sisters with Transistors
Maryanne Amacher in Sisters with Transistors

Premiato con una menzione speciale NEXT:WAVE al CPH:DOX Festival di Copenaghen, dopo il suo primo passaggio allo SXSW (entrambi gli eventi sono stati organizzati online quest'anno a causa dell'emergenza COVID-19), il divertente Sisters with Transistors di Lisa Rovner fa ciò che ogni buon documentario dovrebbe sempre fare: prende una storia poco nota e mostra perché il mondo deve assolutamente conoscerla. Anche se in questo caso, "storie" sarebbe il termine più appropriato, in quanto la regista franco-americana mostra il lavoro delle pioniere della musica elettronica. Sono tutte donne e tutte dimenticate, nonostante il loro lavoro parli praticamente da sé.

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Attraverso filmati d'archivio ben abbinati a commenti attuali e alle composizioni delle sue stesse protagoniste, Rovner riesce effettivamente a catturare il fascino di quel territorio musicale inesplorato, almeno fino a un certo punto. Anche se altamente istruttivo nei suoi momenti migliori, il film è anche piuttosto onirico, dal momento che la regista dà la priorità alla musica e ai sentimenti che evoca, piuttosto che a qualsiasi evento considerato importante. "Questa è la storia delle donne che ascoltano la musica nelle loro teste", annuncia all'inizio Laurie Anderson, la voce narrante, ma per fortuna la fanno anche uscire da lì, come vediamo in una puntata del 1980 dello show di David Letterman con ospite Suzanne Ciani. Questa "maga dell'elettronica" è anche responsabile degli effetti speciali della versione disco di Star Wars (aka Star Wars e Other Galactic Funk), in caso qualcuno stia cercando una sorta di playlist alternativa per l’attuale pandemia.

E così Ciani, Pauline Oliveros, Daphne Oram, Laurie Spiegel e altre ci invitano a smettere di preoccuparci e ad amare le macchine che producono musica, condividendo i loro segreti mentre svelano l'aspetto artigianale della musica elettronica (considerata "diabolica" in Francia) che ha permesso loro una libertà molto maggiore. Anche se sono perfettamente consapevoli che, alla fine, questo approccio artigianale a volte significa semplicemente "che ci sono alcune barriere che non ti consentono di far nulla", come dice una di loro, e che bypassare tutti gli ostacoli non ti garantisce automaticamente il riconoscimento.

È difficile scrollarsi di dosso il senso di ingiustizia nello scoprire queste menti femminili originali che, una volta che il mondo ha finalmente conosciuto le loro folli creazioni, sono state troppo spesso messe da parte. Probabilmente lo sono ancora, qualunque sia il loro genere prescelto – nell'industria cinematografica, ad esempio, artiste del calibro di Hildur Ingveldardóttir Guðnadóttir di Joker sembrano essere dei casi tristemente isolati. Ma Rovner garantisce che tale consapevolezza sia accompagnata anche dall'eccitazione della scoperta e del divertimento, entrambi molto ben sincronizzati con le sue protagoniste e in particolare con una frequentatrice di feste particolarmente resiliente che vediamo ballare fino all'alba, anche se a quel punto la musica risuona solo nella sua testa. "Continuerò a ballare per sempre", dice. "Almeno fino a quando non mi ricordo dove ho messo la macchina".

Scritto da Lisa Rovner, Sisters with Transistors è prodotto da Anna Lena Vaney per la francese Anna Lena Films (che cura anche le vendite) e Marcus Werner Hed.

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(Tradotto dall'inglese)

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