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VISIONS DU RÉEL 2020

Recensione: The Pageant

di 

- Nel suo nuovo documentario sull'evento annuale Miss Holocaust Survivor, il regista turco Eytan Ipeker guarda oltre la corona

Recensione: The Pageant

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di Eytan Ipeker, presentato nel Concorso internazionale lungometraggi dell'edizione online di Visions du Réel, è che ciò che sembrerebbe un potenziale film per il grande pubblico è, in realtà, tutt'altro. Ben lontano da storie confortanti come Calendar Girls, su un gruppo di donne anziane che preparano un calendario erotico per raccogliere fondi per la ricerca sulla leucemia o, rimanendo ai documentari, The Optimists [+leggi anche:
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di Gunhild Westhagen Magnor, che segue una squadra di pallavolo con membri dai 66 ai 98 anni, The Pageant inizia in modo piuttosto malinconico e così rimane. Dimostra quindi che c'è di più nell'evento annuale di Miss Holocaust Survivor oltre alle sfilate e ai saluti da passerella ("avvitare la lampadina” o “pulire i vetri”, come spiega l'attrice americana Kristin Chenoweth, anche se questa affermazione andrebbe accompagnata da un video).

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In realtà non è così bello, ma il regista turco non si spinge fino a criticare apertamente l'evento, che comunque porta gioia almeno ad alcune delle sue anziane partecipanti. Tuttavia, ha un certo occhio per i dettagli, soprattutto quelli scomodi – come la decisione del presentatore di interrompere un discorso commovente per salutare la moglie del primo ministro, o uno degli organizzatori che mercanteggia "per una buona causa" nel negozio di tessuti o suggerisce di aggiungere hobby alla lista dato che alcune delle storie personali "non sono così impressionanti". Sovrapponendo le fotografie in bianco e nero delle sopravvissute terrorizzate ai suoni martellanti di questa celebrazione francamente assurda, con gli annunci orgogliosi che "tutte le emittenti televisive, tra cui la CNN e Al Jazeera, sono pronte per questo momento emozionante", il film non ha in realtà bisogno di sottolineare nulla per rendere chiaro il messaggio. Tuttavia, qualcuno a un certo punto urla: "Wow, era ad Auschwitz!". E diventa quasi insopportabile.

Eppure, indipendentemente dalla complicata politica di questo evento che si tiene ad Haifa, che molte donne considerano necessario per ottenere donazioni per la loro casa di riposo, rimane comunque un buon pretesto per parlare delle sopravvissute. Non che siano così disposte a parlare: ci vuole chiaramente del tempo per condividere certe cose o anche solo per ricordare, e la cinepresa cattura di più sul loro passato guardando le loro pareti che non attraverso le loro storie – che sono ovviamente strazianti, quando finalmente arrivano. “Il concorso non è solo un concorso di bellezza. Riguarda il loro mondo interiore, il modo in cui sono sopravvissute e rimangono forti", spiega al telefono uno degli organizzatori a una potenziale concorrente. Chissà, magari è proprio così, e forse questo mettersi a nudo davanti a tutti ha un suo valore. "Non si tratta di bellezza; si tratta di carattere!" grida una partecipante, mentre viene agghindata prima dello show. A volte basta accettare se stessi e sentirsi come una regina. Che ve ne pare come messaggio al mondo?

The Pageant è prodotto da Yoel Meranda della turca Kamara, che gestisce anche le vendite, e Carine Chichkowsky della struttura francese Survivance. E’ coprodotto da Eitan Mansuri e Jonathan Doweck della israeliana Spiro Films, e da Kristina Konrad di weltfilm GmbH.

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(Tradotto dall'inglese)

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