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VISIONS DU RÉEL 2020

Recensione: Leur Algérie

di 

- La riuscita opera prima di Lina Soualem è un documentario intimo, delicato e tenero sui suoi nonni e sull'identità degli immigrati algerini in Francia dopo la guerra

Recensione: Leur Algérie

Nel centro della cittadina di Thiers, in Alvernia, sorge un curioso monumento che rende omaggio all'industria locale delle posate: il Jacquemart. Con il suo automa che colpisce un'incudine per scandire le ore, la sua fontana, la sua ruota a pale (che funge da cornice per l'orologio) e la sua cascata che evoca il fiume utilizzata come forza motrice per la lavorazione del metallo, l’opera, assemblaggio di 384 pezzi, entra in perfetta sintonia con il documentario-puzzle Leur Algérie [+leggi anche:
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intervista: Lina Soualem
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, primo lungometraggio della regista Lina Soualem (attrice vista in Tu mérites un amour [+leggi anche:
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e in À mon âge, je me cache encore pour fumer [+leggi anche:
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), presentato nella sezione Latitudes del 51° festival Visions du Réel (attualmente in corso online).

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Vera "figlia d’arte" poiché i suoi genitori sono gli attori Hiam Abbass e Zinedine Soualem, la cineasta affonda nelle sue radici, tornando indietro nel tempo all'immigrazione algerina in Francia attraverso il ritratto molto intimo e affettuoso dei suoi nonni Aïcha e Mabrouk, che arrivarono a Thiers all'inizio degli anni 1950. Una paziente esplorazione dei ricordi dell'esilio e della loro travagliata identità che la regista conduce con la camera a mano, attraverso interviste che prendono la forma di semplici discussioni familiari, e che non chiarisce tutto di un passato frammentato e talvolta doloroso, ma che sa come far emergere le emozioni da uno sguardo fugace o da una risata nervosa.

"Non abbiamo mai parlato, non cominceremo a farlo ora". Dopo 62 anni di vita comune, la vivace Aïcha e il taciturno Mabrouk si sono appena separati, lasciando la casa di famiglia e stabilendosi in due piccoli immobili l’uno di fronte all’altro. Lina, la loro nipote, vorrebbe conoscere la loro storia personale e scoprire in particolare perché non sono tornati in Algeria. Ma l'indagine non è facile perché i due antenati non hanno l'abitudine di esprimere i propri sentimenti, per pudore, per educazione o per tacere dolori profondamente sepolti. A poco a poco, tuttavia, si svelano le tappe essenziali del percorso di due giovanissimi immigrati (Aïcha aveva poco più di 15 anni quando si è sposata con Mabrouk) venuti da Amoucha e Laaouamer, poveri villaggi agricoli situati a una ventina di chilometri a nord di Sétif (dove ci sono state le rivolte nazionaliste represse con violenza nel 1945), e proiettati in una Francia del dopoguerra avida di industriosa manodopera proveniente dalle sue colonie.

Come sottolinea Zinedine, il loro figlio, "sono arrivati, non avevano più un'infanzia, non avevano più niente" e hanno cresciuto i loro bambini nel mito del ritorno ("siamo qui, lavoriamo e torniamo a casa"). Ma la guerra d'indipendenza algerina fermò il tempo e pietrificò questo sogno mentre Mabrouk lottava in silenzio per nutrire la sua famiglia lavorando in quello che era chiamato l'inferno delle forge. E la vita passò, i viaggi nel paese si limitarono ad andare a seppellire i propri cari morti in Francia, fino a quando non è giunta la vecchiaia e Lina è arrivata per risvegliare il passato...

Usando filmati d'archivio personali con parsimonia e saggezza (girati da suo padre nel 1992), album fotografici dei nonni e un estratto di La Guerre d’Algérie di Yves Courrière e Philippe Monier (1972), Lina Soualem privilegia le piccole informazioni che emergono dalle conversazioni informali, riuscendo a costruire un documentario commovente che rende un superbo tributo ad Aïcha e Mabrouk (ora deceduti) e che fa luce sulla complessità di un'identità che sembra essere immersa nel nulla, ma che in realtà è saldamente ancorata nelle pieghe emotive del tempo.

Premio Docs-in-Progress l’anno scorso al Marché du Film del Festival di Cannes, Leur Algérie è prodotto da Marie Balducchi per Agat Films & Cie e coprodotto da Making of Films, Akka Films, Vidéo de Poche e Studio Obsidienne. Il film è venduto all'estero da Sweet Spot Docs.

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(Tradotto dal francese)

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