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FILM / RECENSIONI Regno Unito

Recensione: Women Make Film: A New Road Movie Through Cinema

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- Lo sguardo magistrale di Mark Cousins sull'arte e la costruzione di un film, usando esclusivamente esempi tratti dal lavoro di registe donne, è un must per tutti gli amanti del cinema

Recensione: Women Make Film: A New Road Movie Through Cinema

Nonostante le sue imponenti 14 ore di durata (è rilasciato in cinque puntate settimanali su BFI Player, disponibile ora), Women Make Film: A New Road Movie Through Cinema [+leggi anche:
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di Mark Cousins è una visione essenziale per chiunque sia interessato a come guardare o fare un film. È una lezione di cinema che ne racconta la storia guidandoci attraverso l'arte e la creazione di pellicole. Inizia concentrandosi sulla presentazione dei personaggi, poi continua spiegando come le informazioni visive vengono trasmesse agli spettatori attraverso la messa in scena, i movimenti di macchina e l'inquadratura, prima di parlare di alcune esperienze di vita significative, il sesso, il lavoro e la casa. C'è anche uno sguardo furtivo ai generi, prima di porre domande più esistenziali sul significato della vita e su cos'è l'amore. Alla fine, a tre quarti di durata, sposta la sua attenzione sui finali. Ci sono 40 capitoli in tutto e il risultato è molto più soddisfacente della precedente opera di Cousins sulla storia del cinema, The Story of Film: An Odyssey. Questo saggio documentario utilizza 1.000 estratti da 13 decenni e cinque continenti. Gli esempi provengono da film, show televisivi e video musicali, tutti diretti da donne.

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Women Make Film sarebbe un’opera eccezionale in sé, anche senza voler raccontare la storia delle meraviglie del cinema solo attraverso lo sguardo femminile. Il fatto che utilizzi esclusivamente il lavoro delle donne lo eleva allo status di capolavoro. Women Make Film è una dichiarazione politica su come le cineaste siano state escluse o trascurate in questo mondo misogino. L'impatto è tanto più forte in quanto la questione viene posta senza puntare il dito, ma mostrando e analizzando. Attraverso gli esempi, diventa chiaro come si debba guardare oltre gli Stati Uniti per raccontare la storia delle donne registe e quanto spesso le vincitrici dei festival più importanti siano state celebrate sul momento e poi messe da parte e dimenticate. Senza affrontare direttamente il problema, il film pone domande difficili sul canone e il cameratismo della critica. Uno dei punti di forza di Women Make Film sta nel richiamare l'attenzione su molte cineaste dalla parte sovietica della cortina di ferro e che, secondo lo stesso Cousins, hanno realizzato alcuni dei migliori film della storia del cinema. Tra queste, Binka Zhelyazkova, Larisa Shepitko, Kira Muratova (una delle preferite del regista), Vêra Chytilová, Wanda Jakubowska, Dinara Asanova, Yuliya Solntseva, Malvina Ursianu, Márta Mészáros, Drahomira Vihanová, Olga Preobrazhenskaya, Esfir Shub, Xhanfize Keko e Vera Stroyeva. Al contrario, c'è una notevole assenza di registe dal mondo arabo.

L'idea del film di voler accompagnare lo spettatore in un viaggio è supportata dall'uso di immagini stradali e itineranti tra un capitolo e l’altro. La prospettiva globale è rafforzata dall'uso di Tilda Swinton, Jane Fonda, Adjoa Andoh, Sharmila Tagore, Kerry Fox, Thandie Newton e Debra Winter come narratrici. Spesso è lo stesso Cousins a dar voce alle sue parole, ma qui il suo stile narrativo florido sembra più reale e toccante pronunciato da queste narratrici, e il cambio di voce fuori campo dà anche un bel dinamismo al film. Il punto di forza del documentario è quando descrive l'inquadratura e la costruzione visuale. Cousins ​​è un esperto nell’osservazione delle immagini.

Certo, il capitolo sulla "Commedia" è alquanto sconcertante. Ti fa capire quanto l’umorismo sia una questione delicata e come le risate dipendano davvero dall'occhio di chi guarda. C'è un bel tocco nel chiudere il film con un capitolo su "Song and Dance", che, specialmente in questo periodo di lockdown, ci ricorda la magia della socializzazione.

Women Make Film è prodotto dalla compagnia britannica Hopscotch Films. Le vendite internazionali sono guidate da Dogwoof.

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(Tradotto dall'inglese)

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