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SALONICCO DOCUMENTARI 2020

Recensione: The Music of Things

di 

- Il regista greco Menios Carayannis ci ricorda l'essenza delle cose che amiamo fare attraverso questo documentario coinvolgente, sensoriale e senza dialoghi su tre artigiani

Recensione: The Music of Things

L'ultimo sforzo di Menios Carayannis, The Music of Things [+leggi anche:
trailer
intervista: Menios Carayannis
scheda film
]
, che ha appena vinto il premio FIPRESCI per il miglior film greco al Festival del documentario di Salonicco (leggi la news), segue tre artigiani e immerge lo spettatore nel loro lavoro attraverso un approccio sensoriale che rinuncia a una narrazione e persino al dialogo: ne risultano 90 minuti rigeneranti e piacevoli.

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Gli uomini sono Yiorgos Katsanos, un musicista, Giannis Giannoudakis, un falegname, e Homer Vlaxos, un fotografo – ma fedeli alla natura del film, i loro nomi sono elencati solo nei titoli di coda. Katsanos, che di solito suona con band e compositori, per questo film sembra dilettarsi nel sottogenere della musica ambientale denominata field recording (o registrazione sul campo). Ciò significa che registra i suoni della natura e li trasforma in brani musicali, ma suona anche strumenti, incluso un sintetizzatore e un tradizionale santur greco, utilizzando processori di effetti. E lo fa in luoghi con un'acustica particolarmente buona (una chiesa, per esempio), spesso restituendo il suono attraverso un altoparlante per ottenere effetti atmosferici.

Vlaxos è un fotografo naturalista, particolarmente interessato a strutture complesse e a trame dettagliate. Lo osserviamo mentre scatta foto macro di foglie, fiori e insetti, ma anche immagini più ampie che vanno da sentieri nel bosco a paesaggi rocciosi a, infine, foto a lunga esposizione del cielo notturno.

Mentre gli sforzi del musicista e del fotografo sono intrinsecamente cinematografici e il regista si concentra letteralmente sul loro lavoro, con Giannoudakis, la situazione è un po' diversa. Svolge il suo lavoro di falegnameria in un grande laboratorio, apparentemente situato da qualche parte ai margini di un bosco, ed è spesso difficile dire cosa stia facendo esattamente. Quindi il film lo cattura anche mentre fa kata in kimono o mentre suona un djembé in un contesto meditativo. Inoltre, c'è un cane e un branco di gatti nel suo cortile che vanno meravigliosamente d'accordo, così possiamo goderci anche alcune delle loro giocose avventure.

Non essendoci dialoghi nel film, il design del suono è fondamentale. A questo proposito, è difficile dire dove finisce la creazione di Katsanos (tutta la musica nel doc è composta ed eseguita da lui) e dove iniziano gli interventi di Carayannis, ma è esattamente questo il punto. Mentre la musica diegetica e gli effetti di una scena fluiscono in un'altra, mischiandosi con un’immagne del fotografo mentre si fa strada in mezzo agli alberi nel bosco, il regista raggiunge una fusione degli elementi con la loro stessa espressione, molto seducente.

Allo stesso modo, con la sua cinepresa, Carayannis segue la natura e l'atmosfera, piuttosto che la logica, di queste opere di artigianato. Così, quando accompagna Vlaxos nei boschi, la telecamera rimane spesso inclinata. E quando filma il falegname nel suo laboratorio, usa una lente che crea un'immagine concava.

The Music of Things offre un'esperienza visiva rinfrescante e rilassante attraverso un approccio sensoriale immersivo, una boccata d’aria in un momento in cui i documentari sovraccarichi di informazioni e basati su temi concreti dominano il panorama dei festival. Sottolinea il valore di dedicarti all'essenza del tuo lavoro e alle cose che ami nella vita, invece di sbrigarti a svolgere il tuo compito in modo da poter passare al compito successivo. È un sincero promemoria sul perché abbiamo iniziato a fare qualcosa nella vita.

The Music of Things è una produzione della greca Skapeta Films.

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(Tradotto dall'inglese)

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