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FILM / RECENSIONI Svizzera

Recensione: Sous la peau

di 

- Il film del regista svizzero Robin Harsch ci apre le porte di un mondo, quello di tre giovani in transizione, che merita di essere messo sotto i riflettori

Recensione: Sous la peau

Un anno dopo il suo primo lungometraggio Biceps, Robin Harsch ritorna dietro la cinepresa per filmare tre giovani trans nel pieno della loro transizione. Il risultato è Sous la peau [+leggi anche:
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, selezionato al FIFDH di Ginevra, al FIPADOC di Biarritz e al DOK Leipzig e da ieri nelle sale svizzere con Aardvark Film Emporium, un film potente e necessario che da voce (e corpo) a chi troppo spesso è relegato nell’ombra.

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Conosciuto per le sue performance attoriali, emblematica la partecipazione al film Un autre homme [+leggi anche:
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di Lionel Baier, Robin Harsch si posiziona nuovamente dietro la cinepresa per filmare un mondo che ammette di non conoscere affatto, quello delle persone trans. Malgrado una comprensibile reticenza iniziale, Harsch riesce a farsi accettare dall’associazione ginevrina Le Refuge che accoglie, segue, ascolta e consiglia con benevolenza e empatia le persone trans e le loro famiglie. Per due anni il giovane regista svizzero segue tre giovani: Soän, Effie Alexandra et Logan sul cammino della transizione, verso la conquista di un’identità che è la loro malgrado un corpo che alla nascita percepiscono come estraneo. Sous la peau affronta con coraggio e sensibilità le questioni di genere permettendo alle persone direttamente interessate di esprimere la loro verità, la potenza e il coraggio di essere sé stesse malgrado il peso opprimente di una società eteronormativa che riflette esclusivamente in una sterile ottica binaria. Con Sous la peau Robin Harsch abborda in maniera frontale e profondamente intima il tema ancora troppo poco evocato della transidentità, dell’essere al di là delle categorie binarie. Sous la peau documenta con rispetto e poesia il viaggio di tre esseri verso l’incognito per ritrovare sé stessi, una transizione necessaria per conquistare un’identità che è sempre stata la loro.

“Il film è stato concepito in modo che ognuno possa mettersi nei panni di colui che incontrava Logan, Söan, Effie Alexandra. Ho messo da parte tutta la mia educazione e la mia cultura binaria, aiutato dell’autenticità di questi giovani e dei loro genitori” afferma con innegabile candore e sincerità Robin Harsch, come a voler sottolineare che il film è stato anche e soprattutto per lui un modo per affrontare e decostruire il suo universo, i preconcetti (spesso inconsci) che abitano una quotidianità basata su di un’illusoria e grottesca “femminilità” e “mascolinità” socialmente costruita.

Grazie a Sous la peau ci rendiamo conto della bellezza della molteplicità, della forza e dello splendore della differenza rivendicata come un pregio e non più come un difetto. La determinazione e il coraggio di Logan, Söan, Effie Alexandra ci spingono a credere e sperare in una società dove poter esprimere e approfittare di tutte le sfumature dell’umanità senza sterili e pericolosi preconcetti. Con il suo ultimo film, Harsch rompe il pericoloso e riduttivo mito legato alla transessualità vista come un atto meccanico di cambiamento di sesso. Il viaggio intrapreso dai tre protagonisti di Sous la peau è ovviamente più profondo e complesso, un ricongiungersi con un’identità che è sempre stata la loro, un imporsi alla società per quello che sono veramente malgrado i pregiudizi e la violenza degli sguardi che trasformano la paura in violenza. Sous la peau è un film necessario, al contempo potente e intimo che ci fa sperare in un mondo migliore illuminato dai colori dell’arcobaleno, un mondo di possibilità infinite dove esprimere con fierezza la propria identità. Come dice RuPaul “siamo nati nudi, il resto è drag”.

Sous la peau è prodotto da Alva Film Production e RTS Radio Télévision Suisse. Alva Film Production si occupa anche delle vendite all’internazionale.

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