email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

FIDMARSEILLE 2020

Recensione: J’ai aimé vivre là

di 

- Régis Sauder fa un'escursione appassionante nel passato e nel presente della nuova città di Cergy-Pontoise, attraversata dai suoi abitanti anonimi e dagli affascinanti scritti di Annie Ernaux

Recensione: J’ai aimé vivre là

"Mi sembrava che la loro esistenza, attraverso l'osservazione dettagliata della loro persona, mi fosse improvvisamente vicina, come se potessi toccarla", "individui anonimi che non sospettano di avere una parte della mia storia". Lo stile letterario di Annie Ernaux, che mischia una descrizione molto rigorosa della realtà con una potente acuità intellettuale, esercita una forte attrazione sui cineasti di finzione (il suo romanzo L'Occupation è stato portato sullo schermo con il titolo L’autre [+leggi anche:
recensione
trailer
scheda film
]
dal duo Trividic - Bernard, e presto sarà la volta di Passion simple di Danielle Arbid e di L’événement di Audrey Diwan). Ma la scrittrice abita anche da più di venti anni a Cergy-Pontoise, 40 km a nord-ovest di Parigi, "un luogo venuto fuori dal nulla" negli anni '70, "privato di ogni memoria, con edifici sparsi su un territorio immenso, dai limiti incerti", una "città nuova" che ha permeato il suo lavoro al punto da ispirare l'esperimento J’ai aimé vivre là, il nuovo documentario di Régis Sauder (apprezzato in particolare per Retour à Forbach [+leggi anche:
recensione
trailer
scheda film
]
e Nous, princesses de Clèves), presentato in anteprima mondiale nel concorso francese del 31° Festival internazionale del cinema FID Marseille.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Utopia urbanistica con la sua città costruita su due livelli, la scelta di favorire i pedoni, gli edifici dalle molteplici forme geometriche e colorati, la sua vegetazione onnipresente in mezzo agli immobili, le sue vaste spianate, le sue mini scorciatoie, la sua stazione RER, il suo gigantesco centro commerciale, la sua Torre Blu, il suo porto, il suo centro ricreativo, la sua prefettura dentro una piramide rovesciata, la riva dell'Oise, la piazza enorme che si apre all'orizzonte con sullo sfondo le ombre de La Défense e della Torre Eiffel: Cergy è uno spazio sorprendente di stranezza, una paradossale terra di nessuno attraversata costantemente da una popolazione molto cosmopolita.

Portando la sua camera in giro su questo territorio e alternando la testimonianza degli abitanti (gli adolescenti Lola, Anouck e Ammis, la pioniera Claudette arrivata quando tutto era quasi nient'altro che campagna, la normanna Ghislaine, ecc.) e la lettura dei brani (da parte della scrittrice stessa o dei personaggi) di Annie Ernaux, estratti da Journal du dehors (1993), La vie extérieure (2000) e Les années (2008), Régis Sauder ripropone con grande delicatezza la storia di una cité giovane, di una comunità impegnata, di un'anima collettiva frammentata in più individui e tuttavia unita da un intenso ricordo e un'identità comune molto chiara.

Finemente intessuto di istantanee, di abbracci catturati di passaggio, di aneddoti, dai sogni per il futuro dei giovani ai ricordi dei più vecchi, di fede nelle virtù del melting pot dell'immigrazione, J’ai aimé vivre là si rivela una passeggiata molto ricca e corroborante nei paesaggi naturali (menzione speciale a un'impressionante piano sequenza di drone che traccia l'incredibile estensione e diversità della città) e paesaggi umani modellati con sottigliezza nella profondità del pensiero di Annie Ernaux, per la quale "la sensazione del passare del tempo non è dentro di noi, viene dall'esterno, dai bambini che crescono, dai vicini che se ne vanno, dalle persone che invecchiano e muoiono".

J’ai aimé vivre là è prodotto, sarà distribuito in Francia ed è venduto all’estero da Shellac.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

(Tradotto dal francese)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Privacy Policy