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VENEZIA 2020 Fuori concorso

Recensione: I Am Greta

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- VENEZIA 2020: Nathan Grossman offre un ritratto autentico, spesso geniale e più o meno in tempo reale di un anno molto ricco di eventi per una combattente anticonformista

Recensione: I Am Greta

Greta Thunberg – Messia, o semplicemente una adolescente estremamente ansiosa? Sicuramente sono entrambe proposte stravaganti. Definiamola “Quella Giusta” – che si è ritrovata nel posto giusto al momento giusto. Lo stesso vale per il giovane regista e la sua video camera. Due anni dopo, lo stesso regista, Nathan Grossman, porta Greta [+leggi anche:
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intervista: Nathan Grossman
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nella sezione Fuori Concorso della Mostra del Cinema di Venezia – appropriatamente per la sua combattente anticonformista.

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Tutto iniziò fuori dall’edificio del parlamento a Stoccolma. Alla fine dell’Agosto del 2018, con le elezioni generali in arrivo, una adolescente “dalle sembianze elfiche” con le trecce e un look “ritorno alla terra”, classico anni settanta, si presentò con un cartello scritto a mano. Vi è scritto “Skolstrejk för klimatet”, che in Svedese significa “Sciopero scolastico per il clima”. Inizialmente pochi ne presero nota. Una donna ben intenzionata sostenne che gli adolescenti devono andare a scuola mentre gli adulti devono occuparsi delle cose da adulti. Di tanto in tanto qualche sostenitore iniziò a farsi avanti, incoraggiando l’attività. Non ancora, ma presto, una pagina di storia verrà scritta.

Il fatto che questa storia, ormai familiare, sia stata documentata più o meno in tempo reale, è quasi geniale. In principio Grossman sentì parlare di una protesta pianificata da una sola ragazza, ciò gli fece venire l’idea di fare delle riprese per un possibile cortometraggio. Gradualmente, questi spezzoni divennero un vero e proprio lungometraggio, seguendo un inaspettato soggetto, evento dopo evento, culminando al Summit delle Nazioni Unite per le azioni verso i cambiamenti climatici a New York nel Settembre del 2019 (fortunatamente senza doversi ancora preoccupare del COVID-19). Durante tutto questo tempo, Grossman è riuscito genuinamente a realizzare il film che voleva fare, anche quando non lo sapeva bene lui stesso.

Oltre a essere senza dubbio d’ispirazione per il dibattito sul ambientalismo globale, Greta mantiene allo stesso modo l’attenzione sul suo protagonista. La sua ben documentata diagnosi da sindrome di Asperger viene affrontata in modo chiaro e pragmatico – nessun elefante nella stanza qua. Un ampio spazio viene dedicato a Svante, il padre e road manager di Greta, aderendo alle preferenze di sua figlia riguardante i mezzi di spostamento (macchine elettriche, treni e barche) e alimentazione (rigorosamente vegana), ma anche procurando affetto e, quando necessario, un piccolo controllo di realtà. Dopo tutto anche un promettente contendente per il premio Nobel per la pace ha occasionalmente bisogno di un Sancho Panza.

Per la disputa Messia contro adolescente depressa, il film preferisce di gran lunga mostrarci Greta come il catalizzatore. Come reagisce il presidente della Francia o quello dell’Unione Europea quando lei entra nel loro dominio? E per quanto riguarda il Segretario Generale delle Nazioni Unite Guterres? O Arnold Schwarzenegger? Questi incontri (alcuni possiamo dire non-incontri) sono delle rivelazioni. Una ripresa inestimabile, accidentalmente non fatta da Grossman, cattura Greta Thunberg su un aereo. La determinazione nei suoi occhi non lascia spazio per i dubbi, stava sicuramente già pianificando qualcosa.

Greta è stato prodotto dalla casa di produzione svedese B-Reel Films, Le sue vendite mondiali sono affidate a Dogwoof.

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(Tradotto dall'inglese da Alessandro Luchetti)

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