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SAN SEBASTIAN 2020 Fuori concorso

Recensione serie: We Are Who We Are

di 

- Lo show targato HBO e Sky Italia in otto puntate di Luca Guadagnino, proiettato a San Sebastián, è una delizia per i buongustai, ma alcuni ingredienti deludono

Recensione serie: We Are Who We Are
Jack Dylan Grazer e Jordan Kristine Seamón in We Are Who We Are

Il presidente della giuria del concorso di San Sebastián, Luca Guadagnino, ha svelato per la prima volta per intero, fuori concorso, We Are Who We Are al Festival di San Sebastián. È stato presentato in una proiezione di quasi otto ore, e i critici presenti nella città basca hanno potuto fare una breve pausa intorno ai 200 minuti, in coincidenza con la fine del quarto episodio. Prodotta da HBO e Sky Italia, We Are Who We Are viene trasmessa come una serie in otto episodi in tutto il mondo, e solo i primi quattro episodi erano stati svelati alla critica prima che partisse la messa in onda settimanale in tv all'inizio di settembre.

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Il regista ha affermato che preferisce pensare al suo lavoro come a un lungo film, quindi una giornata intera al cinema sarebbe il modo di vederlo più prossimo alle intenzioni del regista, anche perché Guadagnino evita le tecniche narrative tipiche del melodramma e i tagli veloci usati per la televisione a favore di scene molto lunghe. Tuttavia, sebbene ammirevole nel suo rifiuto di seguire le convenzioni, è inevitabile pensare che il risultato finale non giustifica la sua lunghezza.

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. Apparentemente, sono i fan dell'adattamento cinematografico del 2017 coloro che apprezzeranno maggiormente We Are Who We Are, poiché si tratta di giovani ragazzi americani che diventano maggiorenni e sperimentano la loro sessualità (e identità di genere) in Italia. Eppure, nello stile di ripresa e nell'esecuzione estetica, questa serie ha probabilmente più cose in comune con il suo recente remake di Suspiria [+leggi anche:
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, con il suo ambiente scolastico chiuso e l'omaggio a Rainer Werner Fassbinder. Detto questo, definire We Are Who We Are la Berlin Alexanderplatz di Guadagnino sarebbe anche troppo.

È solo in dirittura d’arrivo che We Are Who We Are rivela il suo tema principale dell'America come un paradiso perduto e comincia concentrandosi sui suoi due accattivanti personaggi centrali, gli adolescenti Fraser (Jack Dylan Grazer) e Caitlin (Jordan Kristine Seamón). Il loro risveglio sessuale, in particolare il rifiuto di Caitlin delle norme sociali femminili, non è solo affascinante, ma viene anche raccontato senza cadere preda del sensazionalismo. Ci sono anche alcuni momenti eccezionali nella serie che ruotano attorno alla loro crescente amicizia, tra cui una festa di matrimonio, un concerto dei Blood Orange e il crollo emotivo dopo la morte di un amico, ma a Guadagnino interessano poco gli altri personaggi, il che spiega come mai la maggior parte di essi scompaia nella parte finale, musicale, di We Are Who We Are.

È un peccato perché, inizialmente, molti di loro sono intriganti. Una nuova comandante, Sarah (Chloë Sevigny), arriva con sua moglie Maggie (Alice Braga) per assumere il controllo di una base americana in Italia nel 2016, mentre Donald Trump corre per la Casa Bianca. Il padre di Caitlin, Richard (Kid Cudi), ordina un berretto MAGA (Make America Great Again, lett. rendiamo di nuovo grande l'America). Fraser, che è goffo e combatte fisicamente con sua madre, ha una forma di autismo, ma non è spiegato. In effetti, la chiarezza non è ciò a cui punta Guadagnino, e questo andrebbe pure bene se i personaggi (al di là della coppia centrale) fossero più sviluppati. È difficile provare empatia per qualcuno di loro, e questo rende We Are Who We Are frustrante, soprattutto perché ci sono diversi momenti in cui Guadagnino rende di nuovo grandi le basi americane.

We Are Who We Are è una coproduzione italo-statunitense guidata da The Apartment Pictures e Wildside SRL per HBO e Sky Italia.

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(Tradotto dall'inglese)

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