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MIA 2020

Il MIA indaga il futuro delle coproduzioni internazionali

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- Un panel ha riunito professionisti del cinema europeo per discutere il tema caldo delle coproduzioni e se siano seriamente minacciate nel mondo di oggi

Il MIA indaga il futuro delle coproduzioni internazionali

Il MIA Market ha organizzato una conversazione aperta tra produttori, finanziatori e fondi, con l'obiettivo di trovare un modo per affrontare le sfide attuali e future del mondo della coproduzione. Jacobine van der Vloed, direttrice di ACE Producers con sede ad Amsterdam, ha moderato il panel.

Tobias Pausinger, responsabile acquisizioni e sviluppo presso The Match Factory, ha affermato che tornare alle cose come stavano prima sarebbe un processo lento, sia per gli agenti di vendita che per i produttori. Ha anche suggerito che dovrebbero essere consentite delle eccezioni alle regole comunemente stabilite e che tutti dovrebbero essere flessibili nel riesaminare ciò che è possibile caso per caso, poiché ogni film deve essere trattato in modo diverso.

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Da parte sua, Iole Giannattasio, Attività internazionali, supporto legale e unità di ricerca presso la Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del MiBACT, ha dichiarato che il fondo ha dovuto reagire rapidamente e adeguare le proprie normative, cosa molto impegnativa per un'organizzazione pubblica, soprattutto quando tutti i segmenti da essa supportati sono colpiti allo stesso tempo. Ha anche sottolineato che tutti i cambiamenti dovevano essere fatti con attenzione per essere equi verso tutti: ad esempio, se i film che non vengono distribuiti nelle sale ricevono un maggiore sostegno, l'industria delle sale sarà al contrario penalizzata. Trovare il giusto equilibrio è difficile.

Marta Donzelli, produttrice di Vivo Film, ha detto che la maggior parte dei suoi film sono coproduzioni, come Miss Marx [+leggi anche:
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intervista: Susanna Nicchiarelli
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di Susanna Nicchiarelli, una coproduzione con il Belgio passata alla post-produzione durante la pandemia e che era in Concorso a Venezia. La sua esperienza girando Non mi uccidere, il nuovo film di Andrea De Sica (leggi la news), durante l'estate, le ha fatto “rivalutare” anche il suo ruolo di produttrice, poiché tutto doveva essere riorganizzato da zero. Ci sono più regole da considerare, soprattutto dal punto di vista del budget, e la qualità più importante di un produttore è rimanere flessibile. Ha anche sottolineato che le collaborazioni con istituzioni come ANICA – lei è nel consiglio di amministrazione – e il ministero sono state fondamentali per aiutare la ripresa della produzione in Italia. È anche importante che i fondi capitalizzino le competenze dei produttori e facilitino i programmi di finanziamento e sostegno.

Un altro produttore che lavora esclusivamente con le coproduzioni, Tom Dercourt (Cinema Defacto), ha dovuto interrompere tutte le riprese durante il lockdown. Un film d'animazione è stato interrotto durante la post-produzione, mentre due progetti in lavorazione hanno riavviato le riprese da poco. Dercourt ha sottolineato che le regole precedenti stanno cambiando e ci sono contingenze che vanno oltre i confini di quelli che erano gli obblighi dei produttori. Il fatto che ogni istituzione abbia regolamenti diversi in ogni paese rende più complicata la collaborazione sulle coproduzioni. Per una imminente coproduzione tra Francia, Germania e Cile, Cinema Defacto ha deciso di aumentare il budget del 10% per coprire ogni possibile spesa, poiché l'assicurazione non le copriva.

Lavorando anche lui esclusivamente su coproduzioni, Jonas Dornbach (Komplizen Film) è stato costretto a interrompere le riprese di un film e di una serie durante il lockdown, e la prossima settimana inizierà una coproduzione con la Francia. Ha sostenuto che i grandi vincitori sono le piattaforme poiché hanno le loro polizze assicurative, mentre i costi assicurativi per i produttori indipendenti sono saliti alle stelle. Un altro problema importante per il suo prossimo set è che l'assicurazione copre solo le spese in Germania ma non in Francia, mentre il coproduttore francese non può ottenere alcun supporto assicurativo da enti francesi, perché è un produttore di minoranza. Tutto diventa quindi estremamente locale, con i governi che sembrano non preoccuparsi di quale sarà il futuro delle coproduzioni nei prossimi due anni.

Giannattasio ha poi ricordato che tutti gli enti finanziatori si stanno evolvendo e stanno adottando misure straordinarie, che non devono incidere sugli schemi fondamentali già in atto, in quanto ciò sconvolgerebbe l'intero settore. Ha spiegato che gli enti finanziatori devono spesso esaminare tutto caso per caso, poiché le regole di coproduzione non possono cambiare a livello locale ed è necessaria la comunicazione con gli altri paesi. Per quanto riguarda la richiesta di maggiore sostegno, soprattutto per le produzioni di grosso budget, c'è sempre il pericolo di superare la soglia del paese di produzione maggioritaria, cosa che potrebbe incidere sull'equilibrio della produzione. Ad esempio, Eurimages segue le regole del principale paese di produzione, ma se altri istituti di finanziamento vogliono aumentare il budget di un film, l'Ue deve dare la sua approvazione prima di procedere. È necessario seguire molti passaggi.

Riguardo alla minaccia degli streamer, Giannattasio ha sottolineato che non tutte le aziende sono pronte per tali partnership, ed è qui che devono intervenire gli enti finanziatori per sostenere e preservare l'indipendenza delle aziende, la creazione di contenuti e l'industria cinematografica. Le piattaforme possono essere un'opzione per la collaborazione, ma non sono l'unica via da seguire. Su questo aspetto, Dercourt ha suggerito che riportare il pubblico giovane nei cinema nell'era post-Covid sarà la sfida più grande. Donzelli ha aggiunto che i produttori hanno trovato soluzioni per continuare la produzione anche in mancanza di una chiara polizza assicurativa, ma serve uno studio a livello europeo e internazionale per valutare l'impatto della pandemia. Ha anche suggerito che la ragione di questa mancanza di supporto assicurativo risiede nel fatto che le compagnie assicurative non hanno ancora i dati precisi necessari per calcolare i rischi.

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(Tradotto dall'inglese)

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