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VALENCIA 2020

Recensione: The Mystery of the Pink Flamingo

di 

- Il film di Javier Polo non è il più sporco del mondo, anche se vi compaiono John Waters e Divine; piuttosto è una deliziosa stravaganza pop, che brilla di gioia, ritmo e colore (rosa)

Recensione: The Mystery of the Pink Flamingo
Rigo Pex in The Mystery of the Pink Flamingo

"Vedo i fenicotteri", direbbe il bambino protagonista de Il sesto senso se quell'incubo grigio e triste fosse stato diretto da John Waters, il bad boy di Baltimora. Poiché questa improbabile fantasia non si concretizzerà mai davanti ai nostri occhi, il regista valenciano Javier Polo (Europa en 8 bits) se ne impossessa e ci racconta la gioiosa storia di un ingegnere del suono che vede spesso quell'elegante uccello dalle zampe lunghe: sui balconi, sulla spiaggia, nella laguna valenciana... in forme diverse. È questa, in breve, la sinossi di The Mystery of the Pink Flamingo, il film che ha aperto la scorsa settimana la 35ma edizione della Mostra di Valencia con uno spirito selvaggio, festoso, moderno e frivolo tanto apprezzato in tempi di notizie severe e preoccupanti.

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Con una sceneggiatura scritta dal regista e da Sixto Xavier García, The Mystery of the Pink Flamingo è al tempo stesso un road movie, una commedia esplosiva, un documentario di La 2, un thriller folle, un libro di autoaiuto e un personal shopper. L'azione segue il suo protagonista, un tecnico del suono (interpretato dal musicista guatemalteco residente a Madrid Rigo Pex, noto anche come Meneo) che, all'improvviso, osserva come la sua esistenza sia popolata da misteriosi fenicotteri rosa. Perplesso, il ragazzo inizia a indagare su queste strane visioni e a parlare con saggi non solo su questioni trascendentali come quell'elegante uccello, ma anche con esperti del suo colore: lo stesso della mitica pantera animata, inseguita dall'ispettore Clouseau.

Il nostro uomo, che fino a quel momento vestiva solo di nero, inizia a scoprire che esiste tutto un mondo tessile di luce con cui rivestire il proprio corpo e liberare il proprio io più autentico, e nel frattempo conosce persone affascinate da quell'esplosione di amore e felicità che rappresenta quella tonalità che molti considerano banale. Il protagonista si recherà a Miami e, naturalmente, a Baltimora, dove incontrerà il grande John Waters, quel regista underground che ha trasformato il flamenco rosa in un oggetto di culto.

Visiterà anche le case dei fanatici del kitsch, come l'attore e cineasta Eduardo Casanova (Pieles [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Eduardo Casanova
scheda film
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), il guru della musica recentemente scomparso Allee Willis (a cui è dedicato questo “documentario”), la band giovanile techno pop Kero Kero Bonito e l'autoproclamata Dama Rosa di Hollywood, tra molte altre. Con qualche personaggio romanzato (non sveleremo chi), il film non smette mai di stupire per l'arcobaleno cromatico e umano che offre, per il pop che distilla (inoltre, non si prende mai sul serio) e per la sua rivendicazione della voglia di godere, ridere e divertirsi.

The Mystery of the Pink Flamingo è una produzione di Los Hermanos Polo e Japonica Films, in coproduzione con RTVE, con la collaborazione di Movistar +, TV3, À Punt Mèdia e Culturarts. Il film è stato selezionato all’ultima edizione del Festival SXSW e approderà nelle sale cinematografiche spagnole il 20 novembre, distribuito da Versus Entertainment. La sua agenzia di vendite internazionali è la francese The Party Film Sales.

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(Tradotto dallo spagnolo)

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